Ospedale Monaldi, nel cerchio immagine di repertorio

Nelle scorse ore una donna di 74 anni è deceduta all’ospedale Monaldi di Napoli a causa del Coronavirus. Poco dopo la notizia della morte, i familiari sono entrati nell’ala Covid attaccando tutti e affermando di voler riportare la salma a casa. Naturalmente la loro richiesta non poteva essere accolta, dal momento in cui i cadaveri dei positivi rilasciano dei fluidi ancora infetti. Per questo motivo tutti gli estinti vengono rinchiusi in un sacco verde, preludendo la possibilità ai parenti di salutarli per l’ultima volta. A riportare la notizia è Il Mattino.

Ad ogni modo il protocollo non è piaciuto ai familiari della vittima che sono entrati nel reparto colpendo chiunque intralciasse il loro cammino. Ad avere la peggio è stato un operatore socio sanitario che si è fatto medicare in tarda serata al Cto. Questo il referto medico: Trauma cranico, contusioni multiple, ecchimosi al labbro inferiore e superiore, perdita della capsula di un dente.

Un episodio di violenza al Monaldi che non ha fatto altro, purtroppo, che recare ulteriore dolore a tutte le parti coinvolte.

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Dopo aver superato il covid dovrà sottoporsi al suo secondo trapianto di cuore, è una sfida dura quella di Giovanni, 11enne di Acerra. Il primo intervento lo ha avuto all’età di tre anni al Monaldi. Ma, a causa del virus, il bimbo è tenuto in vita dai farmaci ed è in lista per il secondo delicato intervento chirurgico. ”Solo così può salvarsi”, dice la madre Assunta.

L’intervento chirurgico del giovane di Acerra

Il piccolo Giovanni di Acerra dovrà sottoporsi al suo secondo trapianto, a causa di una cardiomiopatia ipertrofica, dopo aver contratto e superato il Covid. Lo scorso 3 febbraio, il dottor. Andrea Petraio che guida il reparto di Assistenza meccanica al circolo e dei trapianti nei pazienti adolescenti, ha riscontrato in Giovanni una ‘significativa riduzione della frazione di eiezione’, arrivando al ricovero d’urgenza e a nuovi accertamenti. Questo vuol dire che il cuore del piccolo non è in grado di pompare una quantità adeguata di sangue in tutto il corpo.

Le parole dei familiari del piccolo Giovanni Castaldo

Il papà di Giovanni, Giuseppe Castaldo, racconta: “Aveva bisogno di una sub intensiva, una stanza sterile, che non è a disposizione. Sono passati 3 mesi da quando l’ho portato al Monaldi ma mi hanno detto che non c’era la stanza apposita a disposizione per lui. Ora sta malissimo. Ogni giorno mi dicono ‘domani risolviamo’ ma la soluzione non si trova mai”.    Al momento quindi Giovanni è in attesa di un nuovo cuore. Queste le parole della madre Assunta Tondi a Il Mattino: “Solo così può salvarsi. A settembre non l’ho mandato a scuola per proteggerlo dal Covid, ma due mesi dopo il piccolo ha contratto il virus”.

La posizione del Comitato Genitori dei Bambini e adulti trapiantati di Cuore dell’Ospedale Monaldi

Al fianco della denuncia di Giuseppe Castaldo, padre del piccolo di Acerra, si è schierato anche il Comitato di trapianti di Cuore dell’Ospedale Monaldi che per darsi voce sono saliti sul tetto della struttura. Sottolineano l’eccellenza di medici e infermieri ma denunciano la carenza di strutture per poter assistere con efficacia i trapiantati, persone delicatissime. Dafne Palmieri, portavoce del comitato, racconta che il Monaldi è un centro d’eccellenza per trapianti da 30, ma nel 2014 hanno iniziato ad allontanare il personale medico e gli infermieri dal reparto in cui si facevano i trapianti pediatrici. ”Dopo un anno e mezzo che abbiamo iniziato a porre il problema contavamo 8 morti. Mio figlio era l’ultimo trapiantato pediatrico di cuore sopravvissuto”

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