Iniziano a diradarsi le prime nubi sul tentato omicidio di Giuseppe Cipressa, detto Peppaccio, 64enne ras del clan Amato-Pagano ferito lo scorso 4 novembre nel rione Zi’ Peppe a Mugnano. A far vacillare il potere degli Scissionisti sono i nuovi verbali di Alessandro De Cicco, detto ‘o Gettone. L’ex ras dello Chalet Bakù a Scampia ed ex cognato di Debora Amato è passato dalla parte dello Stato a fine gennaio dopo una richiesta di condanna a 13 anni di carcere.
Il neo-pentito ha svelato i retroscena i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia nell’interrogatorio del 26 gennaio 2026, confessando agli inquirenti di aver monitorato in tempo reale la spaccatura interna: «Tutte queste cose le ho sapute utilizzando il tempo che illecitamente avevo in carcere e che ho poi consegnato alla polizia penitenziaria». De Cicco voleva restare collegato con le roccaforti Melito e Mugnano per capire dove stesse pendendo l’ago della bilancia del potere dopo il ferimento di Peppaccio, fedelissimo della fazione di Ciro Mauriello e, come rivelato nel 2019 dall’altro pentito Antonio Vanacore, custode della cassa del clan.
Il summit di camorra prima di Natale: l’agguato contro Peppaccio
Le dichiarazioni di ‘o Gettone accendono i riflettori su un tribunale di camorra convocato d’urgenza pochi giorni dopo l’agguato a Cipressa. Un summit ai massimi livelli celebrato poco prima di Natale. Al tavolo, secondo il racconto del pentito, sedevano i vertici Scissionisti tra cui Vincenzo Pagano, noto come “sce sce”, Lino Caiazza e Gennaro De Cicco, fratello del pentito.
È in quel momento che sarebbe arrivata la sentenza del direttivo contro i rivali. De Cicco mette tutto a verbale: «Nell’incontro B. e i Caiazza hanno imposto a mio fratello di allontanarsi da Mugnano. Lo hanno allontanato incolpandolo di aver sparato a Peppaccio». Il gruppo egemone avrebbe colpito la vecchia guardia con il ferimento di Peppaccio e avrebbero poi usato l’accusa del raid come pretesto politico per cacciare i De Cicco da Mugnano e da Melito.
Le rivelazioni di ‘o Gettone rischiano ora di provocare un terremoto giudiziario senza precedenti a nord di Napoli. Prima di pentirsi, il ras gestiva lo Chalet Bakù e il rione Sette Palazzi a Scampia per conto degli Amato-Pagano, subentrando ai Raia come confermato anche dalle dichiarazioni del pentito Salvatore Roselli, detto “Frizione”.
“Oggi comandano i Caiazza”, parla l’ex fedelissimo del clan Amato-Pagano


