“Armando Del Re aveva già ammazzato”, il retroscena sul sicario di piazza Nazionale: le tre piste

Sono rimasti entrambi in carcere i fratelli Del Re, Antonio e Armando, entrambi accusati del tentato omicidio di Salvatore Nurcaro e del ferimento di Noemi e della nonna.  Il giudice per le indagini preliminari  ha emesso misura di ordinanza di custodia cautelare in carcere. Armando Del Re (difeso dagli avvocati Davino e Genovino) è accusato di avere aperto il fuoco in piazza Nazionale lo scorso 3 maggio allo scopo di ammazzare il 32enne Salvatore Nurcaro. Nell’agguato è rimasta gravemente ferita la piccola Noemi di 4 anni, le cui condizioni sono in ripresa. L’udienza di convalida del fermo si era svolta sabato scorso e il gip ha convalidato il fermo per entrambi ed emesso l’ordinanza. Antonio Del Re (difeso dagli avvocati Leopoldo Perone ed Antonella Genovino) il fratello di Armando, è  accusato di avere fornito supporto logistico al fratello. Proseguono le indagini per inquadrare il movente dell’agguato.

L’indagine e il possibile coinvolgimento di altre persone

Nell’ordinanza di 30 pagine di ordinanza destinata ad Antonio Del Re, il Gip del Tribunale di Nola, dott. ssa Daniela Critelli, fa riferimento chiaramente che al raid in piazza Nazionale abbiano partecipato anche “altre persone in via di identificazione”.  Subito dopo l’agguato Armando del Re avrebbe buttato via i cellulari criptati, sperando di sfuggire dalle forze dell’ordine. La sparizione si sarebbe verificata nella serata del cinque maggio, dopo l’uscita di Armando dalla Questura di Napoli. Inizialmente Armando e Antonio avrebbero scelto Marano per condurre la latitanza.

Nell’ordinanza a carico di Antonio Del Re viene ricostruita la dinamica della sparatoria in piazza Nazionale. Gli inquirenti sottolineano l’importanza delle telecamere di due esercizi commerciali della zona della sparatoria. Un testimone riuscì a prendere alcuni numeri di targa dello scooter, dati che poi furono incrociati con quelli a disposizione della Centrale Operativa del Comando Provinciale di Napoli.

Tre ipotesi dietro la sparatoria

Si affidano perlopiù a fonti confidenziali gli investigatori per risalire al movente della sparatoria. I giudici scrivono nell’ordinanza che il tentato omicidio di Nurcaro “era da mettere in relazione con il pestaggio perpetrato dal NURCARO in danno di MARIGLIANO Stanislao, figlio di Antonio, pluripregiudicato residente nel quartiere di San Giovanni a Teduccio”.

Secondo il gip non era la prima volta che Armando Del Re sparava: “Quell’Armando del quartiere Secondigliano, autore del raid a piazza Nazionale” sarebbe stato anche “esecutore materiale dell’omicidio di un giovane in un locale avente sede a Mergellina, in quanto amante della moglie del MARIGLIANO Antonio”. “Armando” – scrivono ancora i giudici –  veniva indicato quale killer al servizio proprio del MARIGLIANO Antonio”. Si tratta naturalmente di notizie che aspettano una verità processuale ma che sono state utili per gli inquirenti al fine di accertare i motivi della sparatoria in piazza Nazionale.
Dagli accertamenti effettuati presso i nosocomi della città di Napoli è stato accertato il pestaggio avvenuto ai danni di Stanislao Marigliano lo scorso 16 aprile.
Altra ipotesi – sempre secondo la fonte confidenziale – darebbe la responsabilità della sparatoria sempre a Del Re ma non per i motivi sopra descritti ma a causa di donne. Nurcaro ha infatti avuto relazioni con 3 donne (da cui ha avuto 4 figli ed ora è in attesa di un quinto), tutte e tre imparentate con i clan napoletani: la prima coi D’Amico (da cui ha avuto 3 figli), la seconda con i Formicola (da cui ha avuto un figlio), l’ultima, una 19enne, imparentata con gli Elia (da cui aspetta un altro figlio).
Terza e ultima ipotesi, sempre riferita dalla stessa fonte confidenziale, darebbe la responsabilità dell’agguato non ad Armando del Re ma ad un altro soggetto, mandato da un noto ras del clan Contini.
Insomma un puzzle complicato da ricomporre, che manca ancora di diversi pezzi e che presto potrebbe prevedere nuovi colpi di scena.