La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti di due diciassettenni e due sedicenni, gravemente indiziati della rapina di uno scooter commessa la notte tra l’1 ed il 2 gennaio in Calata Capodichino a Napoli. Il provvedimento, eseguito dalla Squadra Mobile e dal Commissariato Secondigliano, verrà sottoposto per la convalida al competente Giudice delle Indagini Preliminari. Essendo minorenni i nomi non sono stati diffusi. Si tratta di :L.N., V.Z., L.M., A.M. In particolare uno di loro avrebbe ammesso la rapina vedendosi incastrato dai video. Un altro di loro sarebbe legato a uno degli assassini di Carmela Attrice durante prima faida.

Sono residenti tra il Rione dei fiori di Secondigliano (il famigerato ‘Terzo Mondo’) e le Case celesti i presunti componenti del ‘branco’ che ieri sera su Calata Capodichino ha assalito e rapinato Gianni Lanciato (leggi l’articolo di Intenapoli). Tra loro quattro minorenni: alcuni di loro risultano legati da legami di parentela a pregiudicati organici al clan Di Lauro. La vicinanza dei loro familiari al gruppo criminale non ha niente a che fare con il raid però dà un’idea di quale sia il contesto in cui questi giovanissimi siano cresciuti. Al momento nei loro confronti non è stato ancora emesso alcun provvedimento. I sei restano a disposizione dell’autorità giudiziaria che continua a valutare le loro dichiarazioni. Restano sospettati di aver compiuto il cruento raid ‘immortalato’ da uno smartphone le cui immagini, in pochi minuti, hanno fatto il giro della rete. A portare a termine quella che è stata a tutti gli effetti una ‘indagine lampo’, coordinati dalla Procura, gli investigatori del commissariato di Secondigliano (guidato dal vice questore aggiunto Raffaele Esposito) e della divisione anticrimine della Squadra Mobile. I poliziotti hanno identificato i sei già nelle ore immediatamente successive alla rapina.

Il ‘branco’ ha seguito Gianni fino a Calata Capodichino: l’articolo precedente

Un’indagine veloce ma al tempo stesso certosina (leggi qui l’articolo di Internapoli) quella dunque effettuata dagli uomini della polizia di Stato. Un’indagine partita dalle dichiarazioni del rider rapinato, avvicinato da sei persone che non hanno esitato a gettarlo in terra, a passare con i loro mezzi su di lui, tutto pur di appropriarsi del mezzo usato dall’uomo per effettuare le consegne. Tutto però immortalato da uno smartphone e dalle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. A partire da quelle immagini, dal racconto di Gianni e dallo studio del percorso da lui effettuato gli investigatori, presunti conoscitori del territorio, sono così riusciti a individuare i responsabili in quella fetta di area nord compresa tra il Rione dei Fiori (conosciuto come ‘Terzo Mondo’) e le Case celesti di via Limitone d’Arzano.

Nel gruppo giovani imparentati a persone organiche ai Di Lauro

Fondamentale si è rivelato il percorso effettuato da Gianni poco prima del raid. L’uomo infatti, dopo una consegna fatta a Miano, ha imboccato Corso Secondigliano. E qui i riscontri investigativi avrebbero avuto conferma che l’uomo sarebbe stato intercettato dai malviventi che lo avrebbero poi bloccato all’inizio di Calata Capodichino proprio a pochi passi da piazza Di Vittorio. Lì si sarebbe consumato il raid. Raid non rimasto impunito visto che la fuga scelta dai rapinatori e lo studio delle telecamere di videosorveglianza ha permesso agli investigatori di risalire ai responsabili, tutti residenti nell’area nord. I presunti autori del raid sono a disposizione dell’autorità giudiziaria che nelle prossime ore valuterà gli elementi a loro carico. Inizialmente erano state individuate due persone: già questa notte alcuni di loro sono stati individuati e portati in Questura mentre gli uomini del commissariato di Secondigliano ritrovavano proprio al Rione dei fiori anche lo scooter portato via a Gianni. In mattinata poi individuati gli altri presunti responsabili del raid le cui immagini hanno fatto il giro del web.

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