Avrebbero dovuto essere i garanti delle informazioni dei cittadini. Il loro ruolo, la divisa indossata, avrebbe dovuto ‘proteggere’ quelle informazioni ‘estrapolate’ mettendo a nudo la privacy di migliaia di cittadini. Le carte parlano chiaro: oltre 600mila accessi effettuati da Piermassimo Caiazzo e Alfonso Auletta, i due poliziotti del commissariato di Secondigliano finiti al centro dell’inchiesta che questa mattina ha portato all’emissione di 29 misure cautelari. A dare impulso alle indagini gli stessi poliziotti del commissariato di Secondigliano (all’epoca retto dal vice questore aggiunto Raffaele Esposito): sono loro che hanno iniziato ad indagare sui colleghi ‘infedeli’. Un’operazione che ha smascherato un’articolata organizzazione criminale dedita all’accesso abusivo ai dati sensibili, composta da un sodalizio insospettabile: poliziotti, carabinieri, funzionari pubblici infedeli e agenzie di investigazione privata. Un vero e proprio bancomat delle informazioni riservate. Indagine partita dalla segnalazione dell’Inps per i troppi accessi.
Il ruolo degli agenti infedeli
Gli inquirenti hanno scoperchiato un vero e o proprio vaso di Pandora. A Napoli, secondo l’accusa, tutto passava per Giovanni Maddaluno in forza alla squadra mobile del capoluogo partenopeo. L’organizzazione operava con logiche puramente aziendali e imprenditoriali. Il servizio più esclusivo e costoso era l’interrogazione della banca dati SDI (il Sistema d’Indagine del Ministero dell’Interno), per la quale i pubblici ufficiali corrotti intascavano 25 euro. Le visure sui server dell’INPS, invece, fluttuavano tra i 6 e gli 11 euro, a seconda della complessità del documento richiesto. Un tariffario in piena regola dove vi era anche la complicità di un commercialista incaricato di redigere fatture false per operazioni inesistenti. I funzionari corrotti tenevano traccia delle operazioni illecite che poi venivano caricate su pennette Usb che venivano poi cedute a Maddaluno, alcune volte anche con l’aiuto del figlio Francesco. In una dichiarazione spontanea Piermassimo Caiazzo ha dichiarato che “Una volta mi ha contattato Francesco Maddaluno chiedendomi delle informazioni perché quel giorno Alfonso Auletta non era a lavoro”.

