Stamattina la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 persone, gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di estorsione, tentata estorsione e rapina, aggravati dalle modalità mafiose. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Napoli con il coordinamento della DDA, hanno ricostruito un’estorsione che ha coinvolto un imprenditore nel settore del noleggio d’auto del casertano, vittima del clan Esposito.
Le evidenze investigative hanno dimostrato che la vittima avrebbe subito un tentativo di truffa ad opera di un esponente del clan avvalendosi di documenti falsi, così avrebbe tentato di accaparrarsi il noleggio di un’auto di grande valore. Scoperto il tentativo di raggiro, i due avrebbero ingaggiato una colluttazione e il clan, come forma di “risarcimento” per l’affronto subito, avrebbe preteso e ottenuto dall’imprenditore il pagamento della somma di 10mila euro in contanti.
Il caso della Lamborghini
Successivamente, alcuni dei destinatari del provvedimento cautelare avrebbero avanzato nei confronti dello stesso imprenditore la richiesta di 285mila euro che, a loro dire, avrebbero dovuto compensare la perdita subita a seguito dell’incidente stradale occorso ad una Lamborghini, noleggiata dalla vittima a un cliente e di proprietà del boss
Il fatto che non esistesse alcun titolo di proprietà, cioè nessuna documentazione che consentisse di ricondurre la titolarità della Lamborghini incidentata ad esponenti del clan, ha consentito di qualificare la richiesta di soldi avanzata nei confronti del noleggiatore come una vera e propria pretesa estorsiva.
L’auto rapinata
A seguito del rifiuto di versare questa ulteriore, ingente somma al clan, alcuni affiliati avrebbero fatto irruzione, a bordo di auto e scooter e travisati con passamontagna, all’interno dei locali dell’autonoleggio di Mondragone e si sarebbero impossessati di una vettura di proprietà della moglie del titolare, che in quel momento era parcheggiata nel piazzale. L’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza e di quelle riprese dalle varie telecamere, presenti nei luoghi interessati dal passaggio degli autori delle minacce e della rapina, hanno consentito di individuare i presunti responsabili dei fatti di reato. In manette sono finiti il boss Massimiliano Esposito e gli affiliati Lucio Musella, Marco Zito, Francesco Grassi Alessio Caruso.
Si precisa che i provvedimenti eseguiti costituiscono misure cautelari disposte nella fase delle indagini preliminari. Avverso di esso sono ammessi mezzi di impugnazione. I destinatari della misura sono persone sottoposte a indagini e pertanto da considerarsi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.
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