Il Tribunale per i Minorenni di Napoli ha assolto Giuseppe Sasso, detto ’O Nennil’, dall’accusa di essere l’esecutore materiale di tre tentativi di estorsione aggravata seguiti da altrettanti attentati dinamitardi ai danni di alcune attività imprenditoriali dell’agro aversano. Secondo la ricostruzione formulata dall’accusa, Sasso sarebbe stato l’autore del collocamento di tre ordigni esplosivi presso altrettante aziende che avevano deciso di non piegarsi alle richieste estorsive avanzate dai vertici del clan Barbato-Luongo, ritenuto articolazione territoriale del clan Moccia, storicamente egemone nel rione popolare delle Salicelle.
“La stagione delle bombe e dei morti bruciati”
Le indagini, coordinate dalla Squadra Mobile, si inserivano in un contesto particolarmente delicato, definito dagli stessi investigatori come la “stagione delle bombe e dei morti bruciati”. In questo scenario, il giovane era stato indicato come uno degli elementi più spregiudicati del clan, considerato dagli inquirenti una sorta di “ala armata” dell’organizzazione.
A sostegno dell’impianto accusatorio, la Procura aveva prodotto numerosi elementi investigativi ritenuti inizialmente significativi: intercettazioni ambientali effettuate presso l’abitazione dell’allora capo del clan, Mariano Barbato, intercettazioni telefoniche attribuite allo stesso Sasso e le immagini registrate da sistemi di videosorveglianza che immortalavano un soggetto intento a collocare gli ordigni esplosivi. Secondo l’interpretazione degli organi inquirenti, le caratteristiche fisiche della persona ripresa dalle telecamere sarebbero state compatibili con quelle dell’imputato.
Nonostante il quadro accusatorio apparisse particolarmente solido, il Tribunale per i Minorenni di Napoli ha pronunciato sentenza di assoluzione con la formula “per non aver commesso il fatto”. Determinante, secondo la difesa, sarebbe stata l’attività processuale svolta dall’avvocato Dario Carmine Procentese, che nel corso del dibattimento è riuscito a evidenziare le criticità e le incongruenze degli elementi raccolti dall’accusa, contestando la tenuta complessiva del quadro probatorio. I giudici hanno quindi accolto la tesi difensiva, escludendo la responsabilità di Sasso in relazione ai tre episodi contestati e ponendo fine a una vicenda giudiziaria che lo vedeva accusato di reati particolarmente gravi legati alla criminalità organizzata.


