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Caso Ranucci, Valter Lavitola picchiato in carcere a Rebibbia: è recluso con altri tre attentatori

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Lo hanno aggredito nel carcere di Rebibbia. Nel pomeriggio di ieri, martedì 1 settembre, il faccendiere Valter Lavitola, arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato dell’ottobre scorso al conduttore di Report Sigfrido Ranucci, è stato picchiato. Subito soccorso e visitato, «non corre pericolo». Così riferiscono fonti della polizia penitenziaria. Già oggi potrebbe incontrare il difensore Arturo Cola.

Il pestaggio è adesso oggetto di un’indagine i cui interrogativi dovranno essere sciolti dalla Procura così come tutto ciò che ancora non torna del caso.

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Lavitola aggredito in carcere a Rebibbia, è recluso con altri tre attentatori che “bramavano vendetta”

Lavitola è detenuto nello stesso carcere di Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello e Saverio Mutone, arrestati lo scorso 30 giugno e legati alla microcriminalità avellinese. Sarebbero stati ingaggiati dal braccio destro dell’ex editore, Clesio Gomez Tavares, e avrebbero piazzato l’ordigno davanti casa di Ranucci. I tre, intercettati in cella, dopo la perquisizione al faccendiere, esprimevano propositi di vendetta.

«Te la insegno io la legge a te e a quest’uomo di m… tanto a questo c’è scritto nome e cognome, è uscito». Mutone parlava di Lavitola come «quell’altro da Salerno», «già arrestato pure per estorsione», «lo dovevano arrestare subito. Butta gli altri avanti e lui si prende i soldi». «Quello è meglio che non viene qua», dicevano invece di Tavares. L’8 luglio dopo aver ascoltato un Tg commentavano il fatto che Lavitola fosse ancora in libertà: «Tu che sei il mandante sei ancora a piede libero? Hanno i soldi, le amicizie, la politica». Quindi il patto non rispettato: «Non abbiamo fatto gli scemi di quello. Fammi uscire da qua, poi ti faccio vedere come si ragiona, io vado a casa di quello, deve ridarmi i soldi».

Indagini sulle chat tra Lavitola e Ranucci cancellate

Mentre in Rai si cerca una soluzione che possa consentire di far ripartire Report a novembre, come stabilito prima della sostituzione di Ranucci, l’Antimafia studia un rimedio all’ultimo ostacolo investigativo.

Una squadra di super esperti di comunicazione via smartphone potrebbe subentrare in futuro, accanto ai carabinieri del Nucleo Investigativo, per effettuare verifiche. A meno di una collaborazione — difficilmente ipotizzabile — di Valter Lavitola, restano da colmare i vuoti temporali di svariate settimane nel corso degli anni nelle chat fra lo stesso imprenditore e l’allora conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. Per Il Fatto Quotidiano si tratterebbe di una strategia precisa: Lavitola avrebbe, infatti, cancellato messaggi in concomitanza con l’arresto dei quattro esecutori materiali del blitz esplosivo il 30 giugno scorso.

Nel tentativo di ricostruire il vero movente dell’attentato gli investigatori coordinati dal pm Edoardo De Santis si sono imbattuti in questa circostanza. Non un bug informatico, ovviamente, ma una lacuna dovuta probabilmente alla frenetica attività di cancellazione dei messaggi da parte di Lavitola. L’ex editore dell’Avanti può contare su uno smartphone di ultima generazione. Accessori integrati e memoria potente, al punto che si è reso necessario un supplemento di tempo per poterne analizzare tutto il contenuto. Lavitola lavorava via cellulare. Dalle comunicazioni ordinarie alle videoconferenze più urgenti, tutto passava per l’iPhone personale. Non stupisce allora l’esigenza di ricostruire per intero la memoria del supporto informatico. I magistrati sono alla caccia del vero movente dell’agguato. Lavitola ha tentato di accreditare l’ipotesi più «indolore» sotto il profilo processuale: l’attentato «altruista» pensato, dice, per aumentare il livello di scorta dell’amico conduttore. Una tesi che non convince l’Antimafia.

Ci sono tracce di altri progetti plausibili. Un sondaggio per lanciare l’amico Ranucci in politica (e, ipotizzano i pm, lo stesso Lavitola in veste di spin doctor). Ma vi è poi un altro aspetto. Il faccendiere arrestato lo scorso 10 agosto aveva mire sul programma di approfondimento di Raitre. Il prestigio di Report lo attraeva e destava in lui appetiti futuri. Pensava fosse possibile produrlo in proprio, fuori dalla Rai. Sognava una soluzione alla Michele Santoro, una esternalizzazione della trasmissione. Il pm De Santis vuole approfondire il collegamento tra Lavitola e il programma. Si è parlato anche di possibili «interferenze». E non solo perché sono divenute rilevanti per la rimozione da parte della Rai di Ranucci ma perché potrebbero rappresentare un movente.

Il 7 è fissata l’udienza del Tribunale del Riesame sulla scarcerazione di Lavitola. I difensori dello studio Cola hanno tentato una nuova mossa difensiva. Un’istanza che punta a invalidare l’ordinanza del gip in seguito alla dilatazione dei tempi di fissazione del Riesame. Procura e Tribunale hanno però rigettato la richiesta.

«Riproporremo la questione all’udienza del Riesame e in caso di rigetto andremo fino in Cassazione» puntualizzano gli avvocati Arturo e Sergio Cola. La battaglia di Lavitola è appena iniziata.

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Nicola Avolio
Nicola Avolio
Giornalista pubblicista, mi sono avvicinato per la prima volta alla professione iniziando a collaborare con la testata "La Bussola TV", dal 2019 al 2021. Iscritto all'albo dei pubblicisti da giugno 2022, ho in seguito iniziato la mia collaborazione presso la testata "InterNapoli.it", e per la quale scrivo tuttora. Scrivo anche per il quotidiano locale "AbbiAbbè" e mi occupo prevalentemente di cronaca, cronaca locale e sport.
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