Un accordo tra due importanti cartelli criminali che teoricamente sarebbero in lotta per il controllo dei quartieri di Napoli e della sua provincia. Stanotte i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare applicativa della custodia in carcere e del divieto di dimora in Campania, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli, retta da Nicola Gratteri, Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 16 persone. Sono gravemente indiziate – a vario titolo – di associazione per delinquere, frode informatica e accesso abusivo a sistemi informatici, reati aggravati dalle finalità mafiose.
Truffe informatiche, gli interessi dei Mazzarella e dei Licciardi
Le complesse indagini sviluppate tra il 2022 e il 2024 dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Napoli, anche mediante mirate attività tecniche, e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno svelato il meccanismo criminale.
Al vertice dell’organizzazione ci sarebbe Antonio Licciardi, figlio del boss Vincenzo, che avrebbe autorizzato Gennaro Cuomo a fornire carte di credito rubate dal centro di smistamento di Poste Italiane a Miano per commettere frodi informatiche nell’interesse del clan Licciardi.
Invece Ciro Mazzarella, Alberto Mazzarella, Umberto Costagliola avrebbero finanziato l’acquisto delle carte di credito sulle quali far finire i soldi illeciti. Queste card sarebbe state poi usate per i prelievi bancomat, pagare i complici, finanziare le trasferte per le frodi fuori regione. Disposto il divieto di dimora in Campania per Marianna Giuliano, moglie del boss Michele Mazzarella: i due sono accusati di aver garantito il flusso di denaro all’organizzazione.
A sottolineare la novità investigativa è stato il procuratore aggiunto della Dda di Napoli, Sergio Amato: “I Licciardi autorizzano i Mazzarella ad avvalersi di questa persona e questo ci fa comprendere le dinamiche in tempo di pace tra clan generalmente tra loro rivali“. Secondo l’ipotesi accusatoria il sistema delle frodi era gestito da due soli gruppi di camorra: quello riconducibile a Michele Mazzarella tramite il genero Gennaro Brusco, e quello dei Licciardi attraverso Cuomo. Sono complessivamente 32 gli indagati da parte della Procura partenopea.
Disposta la misura cautelare in carcere per Emanuele Brusco, Gennaro Brusco, Ferdinando Coronella, Umberto Costagliola, Ernesto De Carlo, Alberto Mazzarella, Ciro Mazzarella, Michele Mazzarella, Giuseppe Messina, Marco Ostroschi, Antonio Pisanti e Valerio Ripoli.
Arrivavano fino in Spagna
Scoperto il modus operandi del gruppo, che compiva azioni fraudolente in Italia ma anche in alcuni casi in Spagna, i cui associati riuscivano a truffare le vittime mediante attività di phishing (e-mail contraffatte) e vishing (telefonate fraudolente), attraverso le tecniche di caller ID spoofing (modificando il numero del chiamante in modo da far figurare quello dell’istituto di credito di appartenenza), inducendo così in errore la vittima, che ritenendo di parlare con un operatore del proprio istituto di credito rivelava dati sensibili, anche attraverso l’inoltro di successivi link che conducevano a siti “clone”.
Falsi agenti
Accertato come gli autori dell’azione criminale, qualificandosi come operatori antifrode-agenti della polizia postale o militari dell’Arma dei Carabinieri, convincevano le vittime a disporre bonifici in loro favore, per scongiurare supposte operazioni illecite sui relativi conti correnti. Contestualmente è stata data esecuzione ad un sequestro preventivo per quasi 1 milione di euro. Al collegio difensivo ci sono Luigi Poziello ed Emilio Giugliano.
II provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari dello stesso sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
Truffe informatiche e conti svuotati, colpo al clan Mazzarella: 16 misure cautelari

