A tracciare il profilo di Farid Cinquegrana, il latitante del clan Mazzarella arrestato qualche giorno fa sul litorale domitio, sono soprattutto i verbali di Carmine Campanile e Gennaro Buonocore. Due collaboratori di giustizia, due personaggi che conoscono bene le dinamiche criminali della zona del Mercato (leggi qui il precedente articolo).

Il profilo di Cinquegrana

«E’ un membro del clan Mazzarella ed è persona di fiducia di Alberto Mazzarella; insieme a lui, a Buonerba Pasquale, Amoroso Emanuele, Esposito Gennaro, detto “Cap e Bomb” ed un tale detto “O’Nan”, siamo stati sorpresi dalla Squadra Mobile durante un summit di camorra a casa di Esposito, fatto di cui ho in precedenza già riferito. Ricordo ancora che insieme a Cinquegrana, ad Esposito Gennaro e Buonocore Gennaro abbiamo fatto l’attentato agli uomini del clan Rinaldi, nel giorno del secondo sabato del gennaio 2018, fatto di cui ho già in precedenza riferito. Io conosco Cinquegrana da anni e ricordo che già nel 2008, durante il mio arresto per possesso di hashish, fatto di cui ho già riferito in un precedente interrogatorio, egli faceva parte del clan Mazzarella; in occasione del mio arresto io mi trovavo proprio in compagnia di Cinquegrana davanti all’officina di mio padre». Riguardo invece il suo ruolo all’interno del clan Campanile ha dichiarato:«E’ un tuttofare e maneggia anche le armi; in occasione dell’attentato fatto agli emissari del clan Rinaldi nel gennaio del 2018, ricordo che Farid ha sparato con la 7,65 e Gennaro Esposito col mitra, io invece ho guidato la macchina con la quale ci siamo allontanati dal posto; la macchina era una panda di colore bianca affittata da omissis a piazza Mercato».

L’agguato contro i Rinaldi

Il racconto del collaboratore di giustizia continua: «Ricordo che mi telefonò Gennaro Esposito, detto “Cap e Bomb”, di mattina e mi disse di andare a casa di Buonocore Gennaro perché eravamo pronti. Andai subito a casa di Buonocore Gennaro e lì c’era anche Esposito che mi disse che si doveva fare l’attentato agli emissari dei Rinaldi che dovevano prelevare la tangente da Pacifico Vittorio per lo spaccio della droga e che avevamo le armi che ci erano state fornite da Vincenzo Papi». Dopo quell’agguato vi fu una stesa dimostrativa in piazza Mercato e un altro episodio (leggi qui). In vico Soprammuro poi le minacce agli ambulanti:«Ricordo che dopo l’agguato agli emissari dei Rinaldi, insieme a Gennaro Buonocore e a un certo omissis ci presentammo a vico Soprammuro, dove fanno il mercato del pesce, e dicemmo ai bancarellari che da quel momento avrebbero dovuto pagare a noi del clan Mazzarella e non più ai Rinaldi. Ricordo che ero armato con una
bomba a mano che dicevo avrei utilizzato contro di loro se avessero continuato a pagare i Rinaldi».

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