«Gli spari contro i Rinaldi e la fuga», il profilo del ras dei Mazzarella Alfredo ‘o tunisin

Da sinistra verso destra Farid Cinquegrana e Carmine Campanile

La faida di piazza Mercato spiegata dalle ‘voci di dentro’. Quelle dei collaboratori di giustizia Carmine Campanile ‘o ricc (leggi qui la notizia relativa al suo pentimento) e Gennaro Buonocore, ex ras dei Mazzarella per piazza Mercato e vico Soprammuro. Le loro dichiarazioni si sono rivelate preziosissime per l’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare che mesi fa portarono in carcere Vincenzo PapiGabrielle Onesto e Fabio Oliviero (leggi qui l’articolo). Dichiarazioni in cui si fa riferimento anche a Farid Cinquegrana, il 31enne arrestato questa mattina sul litorale domitio (leggi l’articolo di Internapoli). Anche Cinquegrana, secondo i due pentiti partecipò alla spedizione punitiva contro una Smart su cui viaggiavano la Onesto e un altro giovane (solo indagato) appartenenti al gruppo Minichini-Rinaldi che avevano avanzato una richiesta estorsiva (per contro dei Rinaldi) a Vittorio Pacifico, ras dei Mazzarella per il Mercato.

La risposta armata dei Mazzarella

«Sono stato incaricato da Alberto e Ciro Mazzarella, che gestiscono le attività illecite a piazza Mercato, di affrontare gli esattori del gruppo Minichini-Rinaldi, tali Gabriella e Giuseppe Prisco. Mi consegnarono un mitra, una pistola 7,65 e la bomba di cui ho già detto. Vittorio sapeva che avrei dovuto affrontare questi esattori e quando arrivarono li intrattenne per darmi il tempo di scendere dal terzo piano dell’abitazione di Gennaro Buonocore, armato di mitra e pistola con cui esplosi, nella parte bassa del lato posteriore di una Smart di colore nero e grigio evitando di colpire sia gli occupanti che eventuali terze persone. Ho sparato 20 colpi col mitra e sette con la pistola mettendo in fuga gli esattori che poi non sono più venuti a ritirare la tangente». In un altro passaggio Campanile parla proprio di Cinquegrana:«Ricordo ancora che insieme a Cinquegrana Farid, detto “Alfredo o’ Tunisin, ad Esposito Gennaro detto “Cap e Romb” e Buonocore Gennaro detto “Genny O’Fruttaioulo abbiamo fatto l’attentato agli uomini del clan Rinaldi, ” a sparare furono Gennaro Esposito col mitra e Cinquegrana con la pistola. Le armi poi consegnate a Gennaro Buonocore che ci aveva dato l’appoggio logistico. Infatti noi siamo scesi dal suo appartamento ed abbiamo affrontato gli emissari del gruppo Rinaldi che vennero con una Smart di colore scuro. Dopo di ché, ci allontanammo a bordo della fiat Panda da me condotta».
La stesa in piazza Mercato

Come dichiarato da Campanile a fornire le armi al clan fu Vincenzo Papi:«Ricordo che mi telefonò Gennaro Esposito, detto “Cap e Bomb”, di mattina e mi disse di andare a casa di Buonocore Gennaro perché eravamo pronti. Andai subito a casa di Buonocore Gennaro e lì c’era anche Esposito che mi disse che si doveva fare l’attentato agli emissari dei Rinaldi che dovevano prelevare la tangente da Pacifico Vittorio per lo spaccio della droga e che avevamo le armi che ci erano state fornite da Vincenzo Papi». Dopo quell’agguato vi fu una stesa dimostrativa in piazza Mercato e un altro episodio (leggi qui). In vico Soprammuro poi le minacce agli ambulanti:«Ricordo che dopo l’agguato agli emissari dei Rinaldi, insieme a Gennaro Buonocore e a un certo omissis ci presentammo a vico Soprammuro, dove fanno il mercato del pesce, e dicemmo ai bancarellari che da quel momento avrebbero dovuto pagare a noi del clan Mazzarella e non più ai Rinaldi. Ricordo che ero armato con una
bomba a mano che dicevo avrei utilizzato contro di loro se avessero continuato a pagare i Rinaldi».

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