«Sarebbe il momento di andarsene (dalla Rai, ndr). Una buonuscita da botti e fra due anni fai il Presidente». Già dal 2024 Valter Lavitola: «coltivava il progetto di far candidare il suo amico giornalista» Sigfrido Ranucci, «cercando di convincerlo – si legge in un’informativa dei carabinieri riporta a da Il Mattino – alla sua “discesa in campo” politico». «Le risultanze acquisite – si legge nell’ordinanza di arresto – inducono a ritenere che il giornalista sia stato vittima della manipolazione di Lavitola, in ragione della raffinata astuzia dell’indagato e del profondo legame tra i due instauratosi».
Il 60enne salernitano è accusato dalla Procura capitolina di essere il mandante dell’attentato dinamitardo avvenuto lo scorso 16 ottobre sotto casa del conduttore di Report, che «ha rappresentato, per l’ambizioso progetto perseguito da Lavitola, un dato estremamente positivo e favorevole», in grado – scrive il gip del tribunale di Roma Iole Moricca – «di capitalizzare al massimo, in termini di consenso, la vicinanza e l’empatia suscitata nell’opinione pubblica» nei confronti di Ranucci, «evidentemente estraneo al progetto di Lavitola».
Il sondaggio per far diventare Ranucci Presidente del Consiglio
Secondo i magistrati, l’esplosivo che ha danneggiato le due auto del giornalista Rai non aveva la finalità di uccidere, ma – al contrario – di rafforzare la sua reputazione. Dopo la bomba, Ranucci «assume un atteggiamento di apertura o quantomeno di curiosità rispetto al progetto, che via via diviene sempre più concreto», si legge nell’ordinanza. Lavitola «inizia a tradurre quell’intuizione in fatti concreti, tanto da arrivare a commissionare un sondaggio, investendo in tale progetto tempo e denaro».
Lo scorso 19 giugno, Lavitola gli chiede se fosse mai stato nel corridoio dei presidenti di Palazzo Chigi e Ranucci risponde: «ancora no», «lasciando trapelare – si legge nelle carte – il desiderio di poter percorrere un giorno quel corridoio». «Allora aspetta un annetto», lo rassicura l’amico, facendo riferimento alle prossime elezioni politiche.
Il passato politico di Lavitola ricordato dal gip di Roma
«Lavitola, che già in passato è stato coinvolto in procedimenti – spiega il gip – che hanno determinato importanti e rilevanti stravolgimenti politici – avendo gestito “la compravendita dei Senatori” per far cadere il governo Prodi e la vicenda della casa di Montecarlo per neutralizzare politicamente Gianfranco Fini all’epoca ostacolo dei progetti politici di Berlusconi– ha dimostrato ancora una volta una estrema audacia, riuscendo a confezionare una azione criminale in danno del suo amico fraterno, immediatamente capace di evocare l’intervento della criminalità organizzata al solo fine di accrescerne la popolarità e agevolare anche, in realtà, la propria ascesa politica».
Da Lavitola agli esecutori campani, le indagini sull’attentato a Ranucci


