Giorgia, la sociologa malata di cancro che lotta per i diritti umani: “Non voglio diventare quella che racconta il tumore…”

Lei si chiama Giorgia Butera, è una sociologa della comunicazione, scrittrice e advocacy ed è presidente di Mete Onlus: la sua non è una vita facile, per via di un tumore aggressivo scoperto la scorsa estate, e con cui sta facendo i conti tra radioterapia e chemioterapia. Ma Giorgia, con grande coraggio, continua le sue battaglie per i diritti umani: «La malattia fa parte di me, ma non voglio diventare quella che racconta il suo tumore…», le sue parole, scrive l’agenzia Adnkronos che ha raccontato la sua storia.

Dopo i primi esami, i controlli, la prima operazione, dopo poche settimane una seconda operazione: più di dieci ore sotto i ferri. Qualche anno fa, dopo un brutto incidente, è stata costretta e restare per quasi due anni a letto, ma lei non si è mai fermata e continua ad occuparsi di diritti umani. Ha ideato il progetto «Sono una bambina, non una sposa», lotta contro il turismo sessuale, ha partecipato al World Social forum di Montreal, solo per citare alcuni dei suoi progetti.

Così, armata di stampelle, non ha voluto mancare di recente allo spettacolo inserito nell’evento ‘Nasrin Sotoudeh avvocato a tutti i costì, parte di Woman’s freedom Iran, promosso proprio da Mete onlus. «Mi rendo conto che ci sono professionalità importanti che sanno raccontare i diritti umani attraverso lo spettacolo, ne faremo tesoro – racconta Giorgia Butera all’Adnkronos – Se c’è un modo per avvicinare la gente ai diritti umani è quello di raccontarlo attraverso le arti visive, diventa un linguaggio più facile».

Poi, inevitabilmente, l’argomento torna sul tumore. «La malattia fa parte di me, io so che quando ho la chemio non potrò fare molto – spiega – ma non mi preoccupo. So che svegliandomi posso avere bisogno delle stampelle, però non mi abbatto. Anzi mi dà la forza per reagire». Adesso Giorgia sta lavorando a due campagne di prevenzione. «Una con i farmacisti – spiega Butera con gli occhi che brillano – Stiamo lavorando a questa campagna con enorme diffusione, la porteremo anche alle comunità straniere e sicuramente alle detenute perché non c’è molta attenzione nelle carceri ma anche nelle comunità straniere. In questi mesi, io ho lavorato per questo».

Ma Giorgia Butera non si ferma qui. In occasione della Giornata della Memoria, calendarizzato all’Unar Giorgia incontrerà gli studenti di Bisacquino, nel palermitano. «Un confronto con gli studenti su come, ancora, oggi sia necessario parlare di discriminazioni razziali – dice Giorgia – E poi riprendiamo il ciclo di incontri nelle scuole sul tema del rispetto dignità umana». E tra una chemio e l’altra, un incontro a Prizzi, e l’avvio «di due campagne di prevenzione per la lotta al cancro, una delle quali è dedicata a varie tipologie di cancro, realizzata in collaborazione con la Associazione Farmaciste Insieme (presieduta da Angela Margiotta)». E l’avvio di Oidr, l’Osservatorio Internazionale Diritti Umani e Ricerca in collaborazione con l’avvocato Francesco Campagna (Console Onorario Ghana Sicilia e Calabria).

Ma anche progetti umanitari artistici, insieme al regista Alessandro Ienzi, a Wajahat Abbas Kazmi (Filmaker pakistano) e Yousif Latif Jaralla (regista cantastorie iracheno) «coniugheremo i diritti umani alle arti». «E, come sempre, attivo sportello di assistenza psicologica sul territorio, ad occuparsene le due psicologhe di Mete Onlus», aggiunge Giorgia Butera. E spiega: «La campagna »Woman’s Freedom Iran« prosegue, ma si estende anche, diventando una campagna a tutela della libertà delle donne in ogni parte del mondo». «Portiamo avanti l’esistente, ogni attività viene condotta nel tempo in nome delle Campagne sociali di riferimento», dice. Intanto l’aspetta la chemioterapia. Ma nel frattempo, Giorgia, non si ferma. «No, non voglio diventare quella che racconta il tumore…», dice sorridendo.