Giovani leve contro vecchi boss, Miano è una polveriera: l’identikit dei due gruppi in guerra

C’è un prima e un dopo a Miano dal punto di vista criminale. E’ il 25 agosto del 2016 e prima di quella data era quasi naturale associare, per gli addetti ai lavori, il nome di Miano a quello del suo storico clan di riferimento, i Lo Russo. Il 25 agosto del 2016 però accade qualcosa che cambia completamente lo scenario e che fa intendere agli inquirenti che a Miano la camorra sta cambiando pelle. Quella notte vengono distrutte da un rogo di chiara matrice dolosa una Fiat 500 L e una Fiat 500 X. Auto comunissime se non fosse che le due vetture erano intestate alla moglie e alla figlia del boss Mario Lo Russo, da pochi giorni pentito e che da poco aveva iniziato la collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia. Erano le 4 del mattino quando qualcuno ebbe l’ardire di sfidare quello che fino a poco prima era il gruppo monolitico che spadroneggiava su Miano.

Il ‘dopo’ quell’episodio è cronaca dei giorni recenti con la spaccatura dei ‘capitoni’ e il tentativo dei Nappello di impadronirsi di quel che restava del clan madre prima in contrasto con altri sottogruppi e ora, pare, d’accordo con quest’ultimi. Miano di sopra e Miano di sotto: è questo il dato da cui partono gli inquirenti per ricostruire lo scenario sotteso al duplice omicidio di Biagio Palumbo e Antonio Mele. In questo caso è l’età delle vittime che serve a incasellare l’appartenenza all’uno o all’altro gruppo. Da un lato le ‘giovani leve’, ragazzi cresciuti senza modelli positivi all’ombra dei palazzoni del San Gaetano o di via Janfolla. Dall’altro quelli della Miano vecchia, gli ex colonnelli del clan, quelli che hanno sì più esperienza ma devono in questo momento guardarsi le spalle. Ciò che è avvenuto ieri sera ne è la prova lampante.

Quel raid intimidatorio dell’agosto del 2016 serve dunque a chiarire il clima creatosi a Miano e, forse, il ruolo svolto da una delle vittime, Antonio Mele, in questi mesi segnati da altre due vittime (Carlo Nappello zio e nipote) e numerosi agguati e intimidazioni. Vecchi contro giovani in una spirale di violenza che avvolge come una cappa l’area nord. Una cappa di morte.