Guerra di camorra a Ponticelli, smantellati tre gruppi. foto degli arrestati
In alto da sx verso dx: Salvatore De Martino, Luigi Austero

Lo Stato torna a riprendersi Ponticelli. E lo fa con un’operazione, tuttora in corso, con gli uomini della polizia di Stato che hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla Dda di Napoli, nei confronti di dieci persone. Le manette sono scattate per gli uomini dei clan Casella, De Luca Bossa e per i De Martino ‘XX’, quest’ultimi alleati con i De Micco. Tra i destinatari del decreto di fermo figura proprio Salvatore De Martino, fratello di Antonio, e indicato come il reggente del gruppo del rione Fiat (leggi qui l’articolo). Oltre a lui è finita in manette anche la moglie Maria. Tra i destinatari anche Luigi Austero (già in galera e indicato come uno dei capi dei De Luca Bossa), Nicola Aulisio, Eduardo e Giuseppe Casella, Giovanni Rinaldi, Giovanni Mignano, Francesco e Pasquale Pignatiello e Youssef Christian Hathrouby. I decreti sono scattati a pochi giorni di distanza dall’omicidio di Carmine D’Onofrio, figlio di Giuseppe De Luca Bossa (ragazzo senza legami con la malavita nè alcun precedente), ucciso in un agguato in via Luigi Crisconio a Ponticelli(leggi qui l’articolo). Gli inquirenti della Procura (i pm Fratello e Rossi) contestano il reato di estorsione perpetrato nei confronti di una donna, che gestiva una piazza di spaccio, e di un parcheggiatore abusivo. Le indagini sugli episodi contestati hanno subìto una accelerazione dopo i gravi fatti di sangue dei giorni e delle settimane scorse. Nel primo caso la donna vittima dell’estorsione è stata picchiata violentemente per costringerla a passare a un clan rivale. L’altro, quello ai danni di un parcheggiatore, viene ritenuto dagli investigatori un episodio emblematico della volontà della criminalità organizzata di tenere sotto un controllo capillare il territorio nella zona orientale della città.

Gli articoli precedenti: i pentiti raccontano la guerra di Ponticelli

Sono stati i collaboratori di giustizia a descrivere la guerra in corso a Ponticelli tra i De Luca Bossa (alleati con i Casella) e i De Martino ‘XX’. Una guerra iniziata con le minacce ai pusher delle piazze di Ponticelli per cercare di sopraffare gli avversari. Grazie al contributo dei collaboratori di giustizia che hanno raccontato il ruolo e i profili dei giovani impegnati nelle minacce ai pusher del Rione De Gasperi. Rosario Rolletta, ex voce di dentro prima dei De Micco e poi dei De Martino ha spiegato questa nuova fase della guerra. Il suo ultimo verbale datato 10 marzo è significativo: «Ciro Uccella appartenente al clan De Martino per il quale si occupa di estorsioni. Riconosco Vincenzo Di Costanzo detto ‘o gabibbo il quale è un tuttofare del clan e nello specifico custodisce le armi, vende la droga ed esce per fare gli agguati. Salvatore Cardillo si occupa prevalentemente di estorsioni e di recupero delle armi. Pietro Frutto si occupa di estorsioni e di armi».

Il pentito Rolletta contro i De Martino ‘XX’

Rolletta poi si sofferma sulle minacce e sulle ritorsioni messe in atto ai pusher della zona: «Nel periodo di settembre/ottobre 2020, quando il gruppo De Martino si era già scisso dal cartello per le ragioni che ho già indicato, ci contrapponevamo ai De Luca Bossa-Casella anche nelle estorsioni alle piazze. Nel Rione De Gasperi vi sono due piazze di spaccio di crack gestite rispettivamente da “o’Nippolo”. di cui non conosco il nome e da (….) dalle quali prendevamo la settimana. A prendere le quote dalle piazze erano principalmente Pietro Frutto ed Alessio, nonché il Gabibbo. Ricordo che mandammo a chiamare o’Nippolo appena avvenne la spaccatura e lui non si presentò, motivo per cui Pietro Frutto ed Alessio sottrassero al figlio un’autovettura di colore bianco che venne restituita solo quando il Nippolo e (…) vennero a portarci 3.500 euro, accordandosi per il pagamento di una quota al nostro gruppo. Per un breve periodo queste due piazze di spaccio hanno pagato sia noi che i Minichini-De Luca Bossa-Casella».

Le minacce degli XX alle famiglie dei pusher:«Vi piazziamo una bomba sotto casa»

A sostegno di queste dichiarazioni ci sono poi anche delle intercettazioni che vedono come protagonisti Pietro Frutto e Ciro Uccella. Quest’ultimo si rivolge ad una donna e con tono minaccioso le dice:«Dovete fare un’imbasciata al figlio del nippolo che lui qui non deve vendere più nè lui nè la madre, mi devono portare 5mila euro ma non devono fare niente più». Nella conversazione poi interviene Frutto che minaccia la donna di consegnare il denaro, in caso contrario potrebbe posizionare un ordigno presso la loro abitazione asserendo che, nel quartiere, si starebbe sottovalutando la forza degli XX:«Vi stiamo facendo un piacere pure a voi….Sì….”ò Tarali” ha una chance in più perché si è sempre comportato bene, Francesco! Altrimenti stasera vengo, gli metto una bomba fuori la porta e lo faccio saltare in aria! Così….a zia…Voi gli dite queste parole….Sì è messo a vendere l’erba».

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