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giovedì, Luglio 7, 2022
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Il fratello di Gelsomina Verde: «Cosimo Di Lauro fortunato a morire, non ha scontato pena»


“Cosimo Di Lauro è stato fortunato, con la morte non ha scontato per intero la pena che gli è stata inflitta”. È quanto afferma Francesco Verde, interpellato da InterNapoli.it su Cosimo Di Lauro, il boss di camorra di Secondigliano e Scampia, deceduto nella notte di lunedì scorso nel carcere milanese di Opera, all’età di 48 anni. Francesco è il fratello di Gelsomina Verde, la giovane innocente uccisa nel corso della prima faida scoppiata tra l’esercito guidato proprio da Cosimino e gli Scissionisti.

VERDE SU COSIMO DI LAURO: «UMANAMENTE DISPIACE PER LA MORTE DI UNA PERSONA»

“Dal punto di vista umano mi dispiace per la morte di una persona, qualsiasi cosa abbia fatto. La morte merita rispetto. Non potrebbe essere altrimenti, perché in caso contrario si farebbero differenze tra un essere umano e un altro”, dichiara Francesco Verde. “Del resto, da anni entro nelle scuole e porto ai ragazzi un messaggio di speranza contro le nefandezze della camorra, per scegliere la vita e se fossi contento per la morte di qualcuno andrei contro questa ‘lezione’ che sto cercando di impartire, oltre a mettermi sullo stesso piano di chi pratica la malavita”, continua.

«COSIMO DI LAURO È STATO FORTUNATO, LA MORTE HA ABBREVIATO LA SUA CONDANNA»

“Per quanto riguarda, invece, i crimini di cui Cosimo Di Lauro si è macchiato, mi sento di dire che è stato fortunato a morire, perché ha evitato di scontare la pena inflittagli. Perché la condanna si sconta da vivo e non da morto”, sottolinea Verde.

«A SCAMPIA NON È CAMBIATO NIENTE  E CREDO CHE ANCHE CON LA MORTE DI COSIMO DI LAURO LE COSE RESTERANNO COSÌ»

Ma si può parlare di un capitolo chiuso, a Scampia, con la morte di Cosimo Di Lauro?, domandiamo. “Io credo che se per capitolo chiuso intende la possibilità di un nuovo corso per Scampia, Secondigliano e la zona nord di Napoli, la vedo difficile. Da questo punto di vista, finora, qui non è cambiato niente. Voglio ricordare che dopo le operazioni delle forze dell’ordine, l’attività della magistratura, dopo che è emerso tutto il male che la camorra e i suoi protagonisti hanno fatto, abbiamo avuto altre faide, altri morti, altri crimini, altri innocenti uccisi”, risponde.

LA SITUAZIONE A SCAMPIA

Perché? “Per il fatto che per chi vive in questi territori continua a non esserci un’alternativa, per il fatto che mancano risposte adeguate da parte delle istituzioni. Per il fatto che purtroppo continua a vigere la logica, in una terra dove il lavoro è un miraggio e quando c’è è malpagato, dei soldi facili. Per il fatto che da questo punto di vista la camorra esercita ancora una forte attrattiva sui giovani”.

IL RISCATTO NELLA «SETTIMA ARTE»

“Qui è difficile prendere la propria strada, scegliere la legalità, perché non c’è il sostegno necessario. Ma se si lavora come si deve, con costanza, passione, sacrificio, se si rifiutano e si rinnegano i falsi miti, è possibile raggiungere l’obiettivo. So che cosa significa, l’ho provato sulla mia pelle e oggi posso dire che ce l’ho fatta”, conclude Francesco Verde. Che da anni ha intrapreso la carriera nel mondo del cinema, partendo come attore e interessandosi di ogni aspetto della «Settima arte».

IL DELITTO DI GELSOMINA VERDE

Il corpo di Mina, così come tutti nel quartiere chiamavano la 22enne Gelsomina Verde, fu ritrovato il 21 novembre del 2004, a Secondigliano. Per quel delitto, tra i più efferati della prima faida, Cosimo Di Lauro, accusato di essere il mandante dell’omicidio, è stato prima condannato all’ergastolo (nel 2008) e poi assolto (nel 2010). Cosimo Di Lauro, pur avendo sempre respinto l’accusa  a suo carico, aveva proposto alla famiglia della giovane, un risarcimento di 300mila euro. Il denaro, di natura lecita, perché frutto di un indennizzo di un’assicurazione per un incidente in cui era stato coinvolto Di Lauro jr, fu accettato.

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