Pagare la mesata ai detenuti è un obbligo per il clan per potersi assicurare il ‘silenzio’ dei boss e degli affiliati. Spesso i soldi vengono consegnati ai familiari degli esponenti dell’organizzazione e le discussioni vengono spesso intercettate. Nell’ultima indagine che ha svelato il welfare del clan della 167 di Arzano, è emerso il caso di una banconota falsa consegnata alla compagna del ras Mariano ‘Nasone’ Monfregolo, fratello del boss Giuseppe detto ‘o Uallarus.
La cimice piazzata nella casa di Salvatore ‘Sasi’ Romano ha registrato diverse conversazioni, captate nel settembre 2025, dalle quali emergerebbe che la donna si sia lamentata di aver ricevuto 50 euro falsi. L’altro reggente Antonio ‘AC’ Caiazza l’avrebbe rassicurata: “Guarda che noi li contiamo i soldi”.
Romano avrebbe detto al suo fedelissimo, in occasione di un funerale, di aver parlato con la compagna del Nasone nuovamente della banconota contraffatta. Inoltre lei avrebbe fatto riferimento alle sue difficoltà personali, sostenendo che la mesata sarebbe stata insufficiente. Sasi avrebbe sottolineato il fatto che lo stipendio di agosto fosse stato particolarmente consistente: “Antonio ma io mi sono dimenticato di dirti una cosa, lo sai R. cosa mi disse durante il funerale… omissis… il 50 euro falso… disse quello è Beppe che non mi può vedere più… io la guardai.. inc., ma come è qui fuori., quello è Mariano e quello è Beppe ..parla solo con Salvatore Romano, a noi ci serve una mano perché stiamo pieni di problemi io la guardai, R… io ad agosto ti ho mandato 8 carte, 8000 euro“.
Per la DDA di Napoli, il clan della 167 di Arzano ha la necessità di recuperare soldi per sostenere economicamente i detenuti e quel compito deve essere assolto dal reggente. Le conversazioni captate dimostrano come durante la gestione di Sasi venisse riservata particolare attenzione ai fondatori del clan: “E volete iniziare a fare il giro per vedere se riuscite a prendere qualcosa?“.
“Renato ha mandato la lettera”, così il boss Napoleone si lamentava della ‘mesata’


