I boss detenuti Giuseppe Monfregolo e Renato Napoleone avrebbero continuato a guidare il clan e a ricevere la mesata per il loro grado criminale. Con un telefono cellulare, il primo avrebbe deciso le attività commerciali da estorcere, scelto i ras del clan della 167 di Arzano, che lo aggiornerebbero costantemente, fino alle punizioni da infliggere agli affiliati infedeli.
Lo stipendio dell’organizzazione criminale sarebbe arrivato anche a Napoleone, fondatore del clan, e attraverso i “suoi messaggeri” avrebbe impartito gli ordini agli affiliati liberi: lui avrebbe appoggiato Salvatore Sasi Romano nella faida interna in cui si è contrapposto a Davide Pal’ ‘e fierro Pescatore. Sempre dal regime carcerario, Domenico Russo, Raffaele Piscopo, Salvatore Bussola, Mario D’Aria e Raffaele Alterio avrebbero continuato ad intascare la mesata.
Nell’ultima indagine condotta dalla Procura di Napoli, Napoleone non è stato intercettato direttamente ma sarebbe stato indicato dagli altri affiliati con il suo nome di battesimo e da chiari riferimenti familiari. Lo scorso febbraio Romano si sarebbe confidato con un suo parente sul fatto che il capoclan detenuto, durante la reggenza di Pescatore, avrebbe ricevuto una mesata più leggera: “O’fra… com’è Renato ha mandato la lettera che si devono parcheggiare… eh eh… e ma pur’ io sto pieno di guaii… uaneme ha detto ( inc.) bucchinaro… bucchinaro quello Renato… a Natale ora ha avuto 3000 euro… (inc.) di quattro mesi ha detto… gli avete mandato tremila euro a Renato… bucchinaro… ha l’ergastolo sta al 41…“.
Il blitz del 14 maggio 2026
I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale di Napoli in sede di conferma e rinnovazione da parte del GIP competente del decreto di Fermo di Indiziato di delitto della Direzione Distrettuale Antimafia, eseguito il 21 aprile scorso, nei confronti di soggetti raggiunti da gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di associazione di tipo mafioso, estorsione continuata ed aggravata, omicidio volontario, detenzione e porto illegale di arma comune da sparo.
La ‘mesata’ al boss pagata con i soldi del racket, il sistema del clan di Arzano
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Conosciuto nell’ambiente con il soprannome ‘o Uallarus, Monfregolo avrebbe esercitato il suo potere attraverso i suoi uomini di fiducia alcuni dei quali, però, sarebbero entrati in conflitto culminato in una scissione del clan. Dunque dalla scorsa estate si sarebbero succeduti Angelo Antonio Gambino, Salvatore ‘Sasi’ Romano, Antonio Caiazza e Davide ‘Pal ‘e fierr’ Pescatore: tutti i passaggi di potere sono stati scanditi dagli arresti.
Questa situazione avrebbe determinato una forte instabilità negli Scissionisti della 167 di Arzano poiché ciascun ras si sarebbe sentito legittimato ad agire per conto del capoclan recluso. A dare la stura alle tensioni criminali, secondo la DDA di Napoli, sarebbero stati Romano e Pescatore con il primo che non avrebbe accettato il suo esilio.
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