Il cardiochirurgo Guido Oppido respinge con forza ogni accusa e rifiuta l’idea di essere indicato come il principale responsabile della morte del piccolo Domenico Caliendo, avvenuta dopo un trapianto di cuore il 23 dicembre scorso all’ospedale Monaldi di Napoli.
Intercettato da una troupe del programma Lo stato delle cose, condotto da Massimo Giletti, il medico – oggi indagato per omicidio colposo e sospeso dall’azienda ospedaliera – ha evitato a lungo le telecamere, tentando di sottrarsi alle domande anche sulle scale del palazzo in cui vive, dove è scivolato mentre cercava di rientrare in casa.
«Ho operato bene, ho fatto il mio dovere. Io sono una vittima», ha dichiarato. «In undici anni in Campania ho operato tremila bambini. Sto passando tutto questo per aver cercato di aiutare i figli degli altri».
Le accuse e la replica
Al centro dell’inchiesta c’è la gestione del trapianto e, in particolare, il momento in cui sarebbe stato rimosso il cuore malato del bambino prima di verificare le condizioni dell’organo donato. A Oppido è stato chiesto se avesse ricevuto un messaggio di “ok cuore” e se questo lo avesse spinto ad accelerare l’espianto.
«Di queste cose parleremo con i giudici», ha replicato. «Io so solo che ho fatto tutto correttamente». Poi un passaggio destinato a far discutere: «Qualcuno ha messo del ghiaccio secco al posto di quello normale».
Il viaggio del cuore e l’errore sul ghiaccio
La ricostruzione degli inquirenti parte dalla notte tra il 22 e il 23 dicembre. Un’équipe del Monaldi, guidata dalla chirurga Gabriella Farina con il vice Vincenzo Pagano, si reca all’ospedale San Maurizio di Bolzano per l’espianto del cuore destinato al piccolo paziente napoletano.
Secondo quanto emerso, durante la preparazione per il trasporto sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco anziché ghiaccio tradizionale: due materiali simili nell’aspetto ma con effetti molto diversi. Il ghiaccio secco, infatti, può danneggiare irreparabilmente i tessuti. L’organo sarebbe stato compromesso proprio durante questa fase.
I punti controversi
Una volta arrivato a Napoli, si apre un secondo fronte di accertamenti. Stando a documenti clinici e testimonianze, l’intervento di rimozione del cuore malato sarebbe iniziato prima che l’organo donato fosse completamente controllato. Tra i due passaggi ci sarebbe uno scarto temporale di circa venti minuti, ora al centro delle verifiche investigative.
Nella cartella clinica si legge che sarebbero stati necessari venti minuti per estrarre il cuore dal sistema di trasporto e tentare di recuperarlo con risciacqui e manovre. Tuttavia, il 30 dicembre, durante un confronto con la direzione sanitaria guidata dalla manager Anna Iervolino, Oppido avrebbe parlato di «cuore integro» e di «operazione ben fatta», senza menzionare il problema del ghiaccio.
Assistito dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, il cardiochirurgo ha finora scelto il silenzio davanti ai magistrati. L’inchiesta è coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante sotto la supervisione dell’aggiunto Antonio Ricci. Gli investigatori stanno confrontando documenti, tempi operatori e comunicazioni intercorse nelle ore cruciali del trapianto per chiarire eventuali responsabilità in una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.


