I Sequino volevano uccidere Raffaele Cepparulo, il famigerato ‘Ultimo’ nonchè elemento apicale del gruppo di fuoco dei ‘Barbudos’ nonchè il ‘colonnello’ più fedele di Antonio Genidoni; così fedele da tatuarsi il nome del suo capo sul collo. Il piano per ucciderlo è contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare che lo scorso febbraio smantellò la cosca dei Sequino. In quella fase i Sequino avevano impostato una strategia criminale attendist evitando di schierarsi apertamente con uno dei gruppi criminali in lotta, in quella fase i ‘Babrbudos’ e i Vastarella che tramavano vendetta dopo aver subito due omicidi con la ‘strage delle Fontanelle’.

L’ideatore di questa strategia era Salvatore Sequino che dal carcere continuava a dare ordini ai suoi. Il suo obiettivo era chiaro: alimentare l’odio tra i due gruppi per poi prendersi la ‘torta’ intera, ossia il rione Sanità. In tal senso va letto il messaggio che Salvatore Sequino dettava al nipote Salvatore Pellecchia, allorquando, riferendosi a Raffaele Cepparulo (poi ucciso a Ponticelli), gli chiedeva di mettersi dietro allo stesso, utilizzando il medesimo modus operandi già adoperato “dietro San Gennaro”, in modo che non si capisse che era opera del loro gruppo criminale “…Perché non vi mettete dietro a lui! … Però dovete fare come … però si deve fare sempre allo stesso modo come fa lui, come il fatto di dietro San Gennaro … Nessuno deve capire niente! Capito? Che proviene da Voi…”. Il nipote, confermando di aver compreso l’ordine impartitogli, affermava anche che conoscevano il luogo in cui abitava l’obiettivo predeterminato ossia Cepparulo “…Apposto! Apposto! … Sappiamo anche dove sta di casa!…”.

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