Da sabato scorso, da quando è morto il piccolo Domenico, all’ospedale Azienda Ospedaliera dei Colli – Ospedale Monaldi il telefono squilla con un rumore diverso. Non sono solo richieste di informazioni o prenotazioni: arrivano minacce di morte, messaggi carichi d’odio, e una raffica di disdette.
Ieri è stato annullato perfino un intervento di cataratta. Il paziente ha chiamato il reparto di oculistica e ha detto che non si fida più. In cardiochirurgia pediatrica una madre, con la voce tesa, si è avvicinata a un’infermiera: «Scusi, ma mio figlio lo deve operare Oppido per forza?». Il riferimento è a Guido Oppido, il chirurgo dei bambini ora tra i sette indagati per il trapianto fallito a Domenico, il cui cuore sarebbe stato danneggiato dal ghiaccio secco durante il trasporto.
La pioggia di disdette
«Sono decine», conferma il direttore dell’Ufficio relazioni con il pubblico, Concetta “Titty” Iasevoli, con gli occhi lucidi. «Il Monaldi è casa mia, ci sono cresciuta e so quanta gente brava ci lavora». Le disdette arrivano a catena, come un effetto domino alimentato dalla paura.
La morte del bambino di Nola ha scosso la comunità e innescato una reazione che corre veloce sui social ma non resta confinata lì. «Il livello delle minacce di morte è salito», confida la dottoressa Iasevoli. Un alert informale ha già raggiunto le squadre di vigilanza che presidiano giorno e notte l’ospedale. L’invito è a controllare con maggiore attenzione gli accessi: nei reparti sono già volati insulti e parole pesanti contro medici e infermieri.
Social blindati, odio in privato
Le pagine Facebook e Instagram dell’ospedale sono state costrette a disattivare i commenti. Da quando è circolata la notizia che Domenico non ce l’avrebbe fatta, sono arrivati decine di migliaia di messaggi. Molti firmati, pubblici, senza timore di possibili denunce.
Il tenore è violento: «Bastardi, spero vi facciano del male», «li dobbiamo andare a prendere uno per uno», «maledetti la dovete pagare», «non verrò mai a curarmi presso di voi». E anche con i commenti bloccati, l’odio continua a scorrere in privato su Messenger.
Tra le corsie si respira un’aria pesante. Il dolore per una vita spezzata si è trasformato in rabbia diffusa. E mentre la magistratura farà il suo corso per accertare eventuali responsabilità, medici e infermieri lavorano sotto una pressione nuova, con la consapevolezza che la fiducia, in sanità, è fragile come vetro sottile. Basta una crepa e tutto sembra incrinarsi.


