Nuovo Dpcm, multe pesanti a chi non rispetta le regole: «Fino a 560 euro per chi viola il coprifuoco»

Nuovo Dpcm, multe pesanti a chi non rispetta le regole: «Fino a 560 euro per chi viola il coprifuoco»
Nuovo Dpcm, multe pesanti a chi non rispetta le regole: «Fino a 560 euro per chi viola il coprifuoco»

Nuovo dpcm, le multe saranno pesanti. È in vigore da ieri il nuovo dpcm che divide l’Italia in Regioni rosse, arancioni e gialle. Ma cosa succede a chi viola i divieti? Partiamo dal coprifuoco dopo le 22, previsto a livello nazionale: per circolare servirà il modulo di autocertificazione ma si potrà farlo solo per motivi di lavoro, salute e necessità di rientro nel proprio domicilio. Chi violerà il divieto rischia multe di 280 euro, che diventeranno di 560 euro in caso di recidiva. Chi ha dimenticato l’autocertificazione può compilare il modulo che gli verrà consegnato dai poliziotti.

GLI ALTRI DIVIETI La quarantena per chi è positivo al Covid è ovviamente obbligatoria e prevede multe più salate: se si viola l’isolamento è prevista una denuncia penale con arresto da 3 a 18 mesi, più una multa che va da 500 a 5mila euro, ma può essere contestata anche l’accusa di delitto colposo contro la salute pubblica (art. 452 cp).

Emergenza Covid, Conte: «Lockdown nazionale se non si rispetta la divisione in fasce»

Lockdown nazionale se le Regioni rifiutano la divisione in fasce. Ad annunciarlo è Giuseppe Conte che ha ribadito la correttezza dell’analisi dei dati e l’importanza di rispettare le misure di sicurezza per evitare il collasso del sistema sanitario. «Nessuno ha mai messo in discussione prima il meccanismo di monitoraggio che ha portato alla divisione dell’Italia in tre fasce, rifiutarlo significa portare il Paese a sbattere contro un nuovo lockdown generalizzato», ha affermato.

Le dichiarazioni

«I cittadini della Lombardia, del Piemonte, della Valle d’Aosta, della Calabria, non nedtrarrebbero nessun beneficio», ha poi continuato facendo in un’intervista a Il Corriere della Sera riferimento alle Regioni rosse, «senza contare l’ingiustizia di imporre lo stesso regime di misure che stiamo applicando alle Regioni rosse anche a cittadini che vivono in territori in condizioni meno critiche».

«Chi ci accusa di agire sulla base di discriminazioni politiche è in malafede – aggiunge -. Non c’è nessuna volontà di penalizzare alcune aree a discapito di altre. Non c’è alcun margine di discrezionalità politica nell’ordinanza del ministro Speranza. Le Regioni sono parte integrante di questo meccanismo». Sull’utilizzo di questo sistema per la gestione della pandemia «non torniamo indietro». Il virus in Italia corre, tant’è «che non ci sonRegioni verdi. Questo significa che difficilmente potremo trasportare i malati da una regione all’altra se la curva continuerà a salire in modo esponenziale».

Conte respinge il sospetto che le Regioni possano falsare, o trasmettere solo parzialmente i dati: «Non oso neppure pensarlo – commenta -. Significherebbe mettere scientemente a rischio la vita dei propri concittadini. Ho voluto che nel decreto ristori bis fosse inserita una norma che contribuirà a rendere ancora più chiaro e trasparente il meccanismo di monitoraggio, in modo che la comunità scientifica e tutti i cittadini possano accedere a queste informazioni».

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