Era il 18.8.2017 quando la parte di vegetazione del Virgiliano, prospiciente il litorale di Nisida, prendeva fuoco creando danni ingenti alla parte boschiva. Immediatamente furono allertati i vigili del fuoco, che impegnarono molte ore per spegnere le fiamme, che per il caldo e la resina, si propagarono velocemente riducendo in cenere l’intero costone. Dalle indagini avviate nell’immediatezza dai carabinieri della Stazione Posillipo, l’attenzione si focalizzò su un’autovettura vista allontanarsi dal posto con dei giovani a bordo. La verifica delle telecamere di sorveglianza presenti in zona forniva la conferma che, in orario compatibile con l’incendio, l’autovettura era stata ripresa nella zona. L’escussione del titolare del chiosco presente all’interno del parco permetteva di ricostruire la dinamica dell’incendio, che era stato determinato da due lampade cinesi, accese da due coppie di fidanzatini, che inizialmente spinte verso il mare dal vento, improvvisamente avevano cambiato direzione finendo verso gli alberi: il contatto con la resina aveva fatto il resto.
L’uomo sin da subito si diceva non in grado di individuare i ragazzi, poiché la sua attenzione era stata attirata solo dalle fiamme che si erano rapidamente propagate determinando un fuggi fuggi generale. Proprio una persona che si allontanava dal posto aveva fornito alla guardia giurata all’ingresso del parco la targa dell’auto a bordo della quale si erano allontanati i presunti autori di questo atto scellerato. Alle prime ore dell’alba del mattino successivo, un nutrito gruppo di carabinieri si presentava presso un’abitazione di Cardito alla via Macello, ove risultava residente un quarantacinquenne proprietario dell’auto.
L’assunzione di informazioni da parte dell’uomo consentiva di ritenere chiuso il cerchio, poiché l’uomo assumeva su di sé ogni responsabilità circa l’accaduto. Quella che sembrava un’operazione lampo in grado di individuare con certezza il responsabile di un evento gravissimo che ha avuto pesanti ripercussioni sul già precario patrimonio boschivo cittadino, ha visto poi l’A.G. napoletana impegnata in un laborioso processo che è terminato con l’assoluzione piena dell’imputato. Ed infatti la lunga attività istruttoria, che ha visto sfilare innanzi il Giudice Romano della III Sezione Penale tutti coloro che quella sera erano presenti al Virgiliano, non ha consentito di acquisire alcun elemento utile alla individuazione degli autori del fatto. Tutti sono stati concordi nel riferire le fasi successive all’incendio, ma nessuno ha fornito particolare utili ad individuare gli autori.
Il difensore dell’imputato, l’avv. Giuseppe Tuccillo del Foro di Napoli, ha infatti puntato il dito sulle modalità di acquisizione delle dichiarazioni rese dall’uomo, che svegliato nelle prime ore del mattino, aveva visto la sua casa invasa da carabinieri, ed in una condizione di compromissione psicologica, aveva reso le dichiarazioni che costituivano l’unico elemento a suo carico. Proprio la circostanza, valorizzata ed eccepita dal difensore, che allorquando i carabinieri avevano bussato alla porta dell’uomo, questi era già da considerarsi indagato, per cui alcun interrogatorio poteva essere eseguito senza l’assistenza di un avvocato, rendeva assolutamente inutilizzabili quelle dichiarazioni confessorie tanto valorizzate nella fase delle indagini. Il Giudice non ha avuto, quindi, alcun margine per dissentire dalla richiesta di assoluzione per non aver commesso il fatto avanzata dal difensore.
