Domenico Lo Russo e il figlio Vincenzo sono stati intercettati nel carcere di Ferrara dove il boss mianese è detenuto. Il padre avrebbe chiesto informazioni dopo l’attentato subito dal giovane tentando di capire l’autore e il motivo dietro al raid armato condotto in via Pietro Piovani nel rione Siberia. Dal dialogo tra i due emergerebbe che tutto sarebbe collegato al figlio di Peppenella, Gigiotto, persona con cui in passato avrebbe avuto un litigio in carcere.
Vincenzo cercherebbe di far capire al genitore l’autore dell’agguato, senza pronunciare il suo nome, indicandolo come “il figlio di quello che gli regalò la Vespa” così il capoclan avrebbe capito il riferimento a Gigiotto. Nel dialogo ci sono anche le raccomandazioni di Lo Russo senior a Domenico di stare attento, ipotizzando che possano essere ucciso anche in ospedale e di allontanarsi da Napoli insieme alla famiglia.
Emblematica la frase di Vincenzo: “Papà io se parlo li faccio arrestare a tutti quanti” dalla quale emergerebbe chiaramente che il giovane sa bene chi è stato a sparargli ma per paura di ritorsioni non ha rivelato ai carabinieri la loro identità.
Il ‘fascino’ delle vecchie leve del clan Lo Russo dietro l’agguato al figlio del boss
Agguato al figlio del boss Lo Russo, fermate 3 persone
Lo scorso 2 maggio i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Napoli Vomero hanno dato esecuzione ad un fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – D.D.A. nei confronti di Luigi Russo detto ‘Gigiotto’ e di Emmanuel Di Marzo mentre una terza persona, Gaetano Caso è al momento irreperibile. I tre rispondono a vario titolo di concorso in tentato omicidio e illegale detenzione e porto in luogo pubblico di arma comune da sparo, aggravati dal metodo mafioso.
Le indagini, coordinate dalla DDA di Napoli e condotte dal Nucleo Operativo della Compagnia carabinieri Vomero, attraverso attività tecniche e la visione di immagini di videosorveglianza, hanno ricostruito l’agguato e le fasi precedenti, permettendo di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei tre.
Dalle immagini allegate all’ordinanza di custodia cautelare si vede la vittima che, dopo essere stata salutata con un bacio da uno dei suoi carnefici, viene poi colpita con il calcio di una pistola e con un casco, aggredita con schiaffi e calci ed infine colpita da più colpi di pistola. Una violenza brutale con Di Marzo che, impugnando un casco da motociclista, colpisce ripetutamente Lo Russo mentre poi Caso spara al suo indirizzo cinque colpi. Al provvedimento di fermo dei tre è seguita l’emissione di un’ordinanza applicativa di misura cautelare all’irreperibile.
Agguato al ras Lo Russo, il ‘consiglio’ del boss dal carcere:”Adesso buttali a terra”


