Tragedia della Solfatara, chiesti oltre 30 anni di carcere per i 6 imputati

Tragedia della Solfatara, chiesti oltre 30 anni di carcere per i 6 imputati
Tragedia della Solfatara, chiesti oltre 30 anni di carcere per i 6 imputati

Sei anni di reclusione per Giorgio Angarano, 72 anni, legale rappresentante della “Vulcano Solfatara srl” e 5 anni e 4 mesi di reclusione per i suoi cinque soci: Maria Angarano, 74 anni, Maria Di Salvo, 70 anni, l’omonima di quest’ultima Maria Di Salvo, 40 anni, Annarita Letizia, 70 anni, di Pozzuoli, e Francesco Di Salvo, 44 anni, di Napoli. L’accusa ha anche chiesto la condanna della Vulcano Solfatara srl alla pena pecuniaria di 172mila euro e, infine, la confisca dell’area sequestrata.

Queste le richieste avanzate all’ottava sezione penale del Tribunale di Napoli (giudice Egle Pilla) dai sostituti procuratori Anna Frasca e Giuliana Giuliano (sezione VI, “Lavoro e Colpe Professionali”) al termine della requisitoria per il processo sulla cosiddetta “tragedia della Solfatara” (morirono coniugi e figlio) avvenuta il 12 settembre 2017 nel noto sito naturalistico che si trova in un vulcano attivo dell’area flegrea. (ANSA).

Famiglia morta nella Solfatara, la perizia: «La voragine era lì da giorni» [Articolo del 18 maggio 2019]

Rivelate le conclusioni della superperizia richiesta dal giudice per le indagini preliminari di Napoli, condotta da 7 esperti, per valutare i rischi del sito in cui il 12 settembre 2017 persero la vita il piccolo Lorenzo Carrer, il padre Massimiliano e la madre Tiziana Zaramella, una famiglia di Meolo (Venezia), precipitati uno dopo l’altro nella voragine che si era aperta sotto i piedi del ragazzo, asfissiati dai gas sprigionati dal sottosuolo nel vano tentativo di salvarlo.

LE CONCLUSIONI DELLA SUPERPERIZIA
Nessun presidio di sicurezza per i lavoratori e i visitatori, nessuna valutazione dei rischi, nessun rimedio per prevenirli. E nessun intervento su quella voragine che pure era presente da giorni. E, elemento ancora più inquietante, nessuna autorizzazione del Comune. Le conclusioni saranno illustrate nell’udienza fissata per lunedì 20 maggio, dalle 10, presso il Tribunale di Napol. I familiari delle vittime sono patrocinati dagli avvocati Alberto Berardi e Vincenzo Cortellessa, con la collaborazione di Studio 3A-Valore S.p.A.

L’inchiesta, affidata ai Pubblici Ministeri dott.ssa Anna Frasca e dott.ssa Giuliana Giuliano, coordinate dal Procuratore aggiunto, dott. Giuseppe Lucantonio, ha evidenziato le gravi lacune sul piano della sicurezza per i visitatori e per il personale impiegato nell’area. Dal momento della tragedia allora è sotto sequestro. Violazioni che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati, per il reato di disastro colposo, di Giorgio Angarano, amministratore della Vulcano Solfatara srl, di altri cinque soci della società che gestisce l’area (Maria Angarano, Maria Di Salvo, un’altra omonimaMaria Di Salvo, Annarita Letizia e Francesco Di Salvo) e della società stessa.

Confermate la gravi lacune

Ma ora queste lacune vengono confermate in tutta la loro estrema gravità anche dall’approfondimento tecnico richiesto dagli stessi Sostituti Procuratori e accordato dal Gip, che ha nominato ad hoc tramite incidente probatorio sette super-esperti.

Il pool è formato dal prof. Giovanni Battista Crosta, Direttore della Sezione di Scienze Geologiche e Geotecniche del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente, del Territorio e della Terra dell’Università di Milano Bicocca; il prof. Orlando Vaselli, docente in Geochimica e Vulcanologia, Direttore di Scienze della Terra all’Università di Firenze; il prof. Giuseppe Tito Aronica, docente in Ingegneria Idraulica all’Università di Messina; il prof. Claudio Giulio Di Prisco, docente in Geotecnica al Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale del Politecnico di Milano; il prof. Angelo Baggiani, docente in Igiene generale e applicata al Dipartimento di Ricerca Transnazionale NTMC, all’Università di Pisa; il geofisico Giuseppe Marino, esperto di Idrogeologia; l’ing. Maurizio D’Amico, con specifica competenza in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

“Presso l’area della Solfatara – recita la perizia – non erano presenti presidi di sicurezza, né in astratto, né in concreto, a tutela della salute e della vita dei lavoratori e di conseguenza degli stessi visitatori. La società Vulcano Solfatara srl non ha valutato i rischi e non ha posto in essere alcun rimedio idoneo per prevenirli, neanche secondo la peggiore scienza ed esperienza”.

Non solo. “Previo esame dei rischi che non sono stati valutati – continuano i periti -, andavano previsti presidi di sicurezza, con squadra di soccorso ed emergenza a tutela degli stessi lavoratori, che doveva per lo meno essere attrezzata di respiratori portatili (bombola di ossigeno con relativa maschera) e D. P. C. (Dispositivi di Protezione Collettiva, ndr) tipo funi, atteso che i visitatori andavano equipaggiati precauzionalmente con mascherine monouso per fronteggiare i problemi dovuti alla presenza dell’H25 (anidride solforosa, ndr)”.

La voragine presente da giorni

Ancora più gravi, nello specifico, le censure in relazione alla voragine, che risultava presente da alcuni giorni. A documentarlo un video del 9 settembre 2017. “La palese e grave negligenza che emerge a carico della società è quella di non avere valutato l’elevata probabilità e l’elevato rischio di morte, comunque valutabile, dovuti ad una possibile cavità posta sotto il piano campagna, di dimensione maggiore rispetto a quella che poteva percepirsi visivamente dal soprastante piano”. E di non aver quindi “posto in opera una delimitazione che fosse maggiormente estesa e distante dalla originaria dimensione della voragine, tenuto conto dell’acqua che aveva allagato la zona della fangaia e che era defluita nei giorni precedenti nel sottosuolo anche attraverso la predetta voragine, dando luogo alle condizioni di pericolo che si sono avute in occasione del tragico evento”.

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