Base operativa a Napoli e truffe messe a segno in tutta Italia. Prima venivano scelte le vittime: anziani tra i 74 e i 97 anni come emerge dall’inchiesta coordinata dalla procura di Nola e sviluppata dalla squadra mobile partenopea. Poi le telefonate: uno dei membri della banda si fingeva maresciallo per comunicare il coinvolgimento di un figlio o un nipote in un incidente d’auto. Il veicolo, veniva comunicato all’anziano, era senza assicurazione e l’incidente aveva provocato il ferimento grave di una persona, nella maggior parte dei casi di un bambino o di una donna incinta per aumentare la pressione psicologica sul bersaglio del raggiro.
Alla vittima della truffa veniva allora riferito che l’unica soluzione per evitare l’arresto del familiare era pagare un risarcimento immediato, tutto il denaro e i gioielli che c’erano in casa: collane e anelli d’oro, medagliette, orologi consegnati a un sedicente assistente dell’avvocato della persona offesa.
Con la cosiddetta ‘tecnica del maresciallo’ la banda era riuscita così ad accumulare un bottino di circa mezzo milione di euro, frutto di una ventina di truffe andate a buon fine in sette regioni: Campania, Basilicata, Puglia, Abruzzo, Umbria, Emilia Romagna e Toscana. Fino all’intervento della polizia che ha permesso di arrestare sei persone tra i 21 e i 61 anni.
