Ucciso in un agguato a Miano, domani i funerali di Alessandro Napolitano

Si terranno domani alle 11 presso la chiesa di San Francesco Caracciolo a Miano i funerali di Alessanro Napolitano, il giovane ucciso sotto l’abitazione della madre una settimana fa in via Cupa Capodichino. Le esequie saranno celebrate da padre Carlo De Angelis.

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Si definiscono sempre più i contorni dell’omicidio di Alessandro Napolitano, il 30enne ucciso in via Cupa Capodichino la sera di giovedì scorso. Il suo omicidio è stata una vera e propria condanna a morte, una ‘sentenza’ maturata in ambienti di malavita ma dal movente tutto personale e passionale. Già lo avevamo anticipato nelle ore immediatamente successive al delitto: gli inquirenti sono partiti da lì, da quelle due liti che il giovane avrebbe avuto in strada, liti che sarebbero scaturite dal giro di frequentazioni di Napolitano, da qualche mese separatosi. Un’amicizia particolare, un giro di contatti che non sarebbe piaciuto a qualcuno.

Gli uomini della squadra mobile che conducono le indagini su delega della Direzione distrettuale antimafia sono partiti proprio da qui e in particolare dalle chat e dalle ultime telefonate partite dal cellulare del giovane che giovedì scorso non ha avuto scampo: nove colpi in tutto di cui tre mortali. Gli investigatori avrebbero già tra le mani un elemento di un certo rilievo proveniente proprio da quelle conversazioni che darebbero dunque valenza alle indiscrezioni già filtrate nelle ore immediatamente successive al delitto. Chat e contatti che rappresentano una tappa imprescindibile per inquadrare questo omicidio. C’è anche un altro elemento prettamente ‘tecnico’ da considerare: nove colpi per uccidere un uomo disarmato e per di più impossibilitato a scappare, perchè seduto nell’abitacolo di un’auto, sono troppi per killer di professione che, in un caso del genere, avrebbero puntato dritto alla testa della vittima designata. La gragnuola di colpi che ha investito Napolitano sembrerebbe indirettamente rafforzare la pista dell’omicidio maturato sì in ambienti di criminalità organizzata ma dal movente tutto personale, un raid compiuto forse per ‘levare l’onta’, per vendicare un affronto che nelle logiche di strada deve essere solo riparato col sangue da qualcuno che, almeno a sentire ‘voci di strada’, è già sparito dal quartiere. Resta il dolore del quartiere e dei tanti che conoscevano Alessandro, descritto da tutti come «Un ragazzo solare, un bravo ragazzo». Un sorriso spento dai colpi di sicari senza scrupoli.