Si chiude con un’assoluzione totale in secondo grado la complessa vicenda giudiziaria che vedeva al centro un caso di presunta diffamazione aggravata commessa attraverso il social network Instagram. La Corte d’Appello di Napoli, Quinta Sezione Penale, ha infatti ribaltato la sentenza di primo grado, assolvendo integralmente l’imputata dalle accuse contestatele.
La vicenda risale al 2024 e trae origine da una serie di contenuti pubblicati su un profilo Instagram riconducibile all’imputata. Secondo l’originaria ricostruzione accusatoria, erano stati diffusi video, schermate di conversazioni private e fotografie, comprese immagini raffiguranti ecchimosi e documenti giudiziari, accompagnati da commenti particolarmente duri nei confronti dell’ex fidanzato.
Nei post erano inoltre presenti pesanti critiche rivolte alle forze dell’ordine operanti nel territorio casertano e ai presunti ritardi nell’attivazione del braccialetto elettronico nell’ambito di una misura cautelare.
Nel corso del giudizio di secondo grado, tuttavia, la difesa è riuscita a ribaltare l’esito del processo. I giudici della Corte d’Appello di Napoli hanno infatti accolto integralmente i motivi di gravame proposti dall’avvocato Antonietta Venosa, del Foro di Napoli Nord, ritenendo fondate le censure avanzate contro la decisione emessa in primo grado.
Con la sentenza pronunciata in appello, la Corte ha quindi riformato la precedente pronuncia di condanna, disponendo l’assoluzione dell’imputata e facendo proprie le argomentazioni difensive illustrate dall’avvocato Venosa. La decisione mette così la parola fine a un procedimento che aveva suscitato particolare attenzione per il delicato intreccio tra utilizzo dei social network, tutela della reputazione e diritto di manifestazione del pensiero, riaffermando il principio secondo cui ogni responsabilità penale deve essere accertata oltre ogni ragionevole dubbio.

