Su di loro pendeva una accusa pesantissima: duplice tentato omicidio. Sono i protagonisti della notte da far west avvenuta nel maggio del 2019 nel piazzale dell’ospedale Vecchio Pellegrini della Pignasecca. Oggi sono arrivate le condanne d’appello per i tre ‘pistoleri’ dei Quartieri spagnoli. E’ andata relativamente bene e a Vincenzo D’Avino, nipote del ras del Quartieri spagnoli Antonio Esposito ‘o pallino: è stato condannato a cinque anni e quattro mesi (contro gli otto anni in primo grado). D’Avino era difeso dall’avvocato Leopoldo Perone. Il giudice ha poi condannato Giuseppe Iaselli a due anni e cinque mesi (pensa rideterminata rispetto ai tre anni e otto mesi del primo grado). Il giovane era difeso dall’avvocato Luca Gili. Otto anni di reclusione confermati invece per Arturo Picco. Sia a D’Avino che a Iaselli inoltre sono state riconosciute le attenuanti generiche. Protagonisti di quel raid che fece il giro dei media, raid scoppiato come ‘risposta’ ad un altro ferimento.

La ricostruzione del raid al Pellegrini

Secondo la prima ricostruzione effettuata dagli uomini della squadra mobile Giuseppe Iaselli sparò a Vincenzo Rossi a entrambe le gambe; Vincenzo D’Avino e Arturo Picco successivamente organizzarono una vendetta armata sparando contro gli amici del giovane che avevano soccorso e accompagnato il ferito, nel piazzale dell’ospedale dei Pellegrini. Una guerra tra giovanissimi per il controllo dei traffici di droga nei vicoli del centro storico. Solo per miracolo nella struttura sanitaria non ci scappò il morto: Umberto Ioio e Nunzio Saltalamacchia, due dei feriti, furono solo sfiorati dai proiettili. Saltalamacchia è imparentato con il ras della Pignasecca Eduardo mentre D’Avino, uno degli autori del raid, è il cugino di Antonio Esposito ‘o pallino. Un raid che dunque poteva portare a ben più serie conseguenze.

Dopo l’agguato il cornetto con la fidanzato

Dopo avere «gambizzato» Rossi con il quale aveva avuto degli attriti è andato con la fidanzata a comprare dei cornetti da consumare a casa di lei. A riferire la circostanza fu proprio la ragazza di Giuseppe Iaselli, colui sparò due colpi di pistola alle gambe di Vincenzo Rossi in piazza Matilde Serao prima della ‘follia’ del Pellegrini. Ascoltata dagli investigatori la giovane, che inizialmente aveva negato di essere sentimentalmente legata a Iaselli, raccontò che dopo la mezzanotte di quella sera se n’era andata in giro con il suo ragazzo in sella allo scooter intestato alla madre. Intorno alle 2 lui l’aveva riaccompagnata a casa, per riuscire con degli amici. Dopo circa venti minuti (Rossi fu colpito, secondo la ricostruzione, alle 2.08) Iaselli si ripresentò dalla fidanzata con la quale andò a comprare dei cornetti da portare a casa di lei. Lì, dice ancora la giovane, i due sarebbero rimasti fino al mattino.

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