Il celebre detto “il fine giustifica i mezzi” – attribuito erroneamente a Niccolò Machiavelli – descrive bene ciò che è successo negli ultimi tempi a Giugliano. Nella terza città della Campania si è assistito, infatti, ad un evento più unico che raro: 19 consiglieri comunali hanno rassegnato le dimissioni dalla carica, decretando di fatto la fine dell’Amministrazione Pirozzi.
Nessuna novità rispetto a quanto già successo in tanti altri comuni, se non fosse il fatto che a coordinare le dimissioni è stato lo stesso primo cittadino Nicola Pirozzi. L’ex sindaco si è reso, infatti, artefice di una vera e propria mossa di teatro lo scorso venerdì 21 febbraio, ultimo giorno per andare al voto già nella prima tornata elettorale utile prevista per la prossima primavera. “Sono già in campagna elettorale, quello dei consiglieri nei miei confronti non è stato un atto di sfiducia ma bensì di rifiducia”, ha voluto sottolineare Pirozzi nella conferenza stampa post dimissioni, mostrando un documento con cui i 19 consiglieri firmatari si ‘impegnavano’ a sostenere la sua futura ricandidatura.
Dimissioni ad orologeria della maggioranza
Quello di Pirozzi e della sua maggioranza, più che un atto di coraggio, così come lo si vuol farlo passare, sembra più una pantomima che la città di Giugliano poteva certamente risparmiarsi. Voci sulle possibili dimissioni da parte del sindaco si rincorrevano oramai da diversi mesi, le indiscrezioni si sono fatte via via semprr più forti, soprattutto dopo il clima pesante che si è creato in città a causa della varie inchieste che hanno scosso l’Ente comunale. Ma col passare del tempo nessuna decisione è stata presa. Intanto la magistratura incalzava sempre di più, su tutti i fronti, concludendo – al momento – 4 indagini pesanti che coinvolgono sia la vecchia amministrazione Poziello che quella di Pirozzi. Un vero terremoto politico-giudiziario che ha portato a diversi scossoni in seno al consiglio comunale con dimissioni e polemiche a non finire.
Nel frattermpo sono caduti nel vuoto i vari appelli alla discontinuità, rivolti a più riprese anche dal Pd e M5S, i due partiti guida della coalizione. L’unica vera scelta di peso è stata l’inserimento in giunta dell’ex vicepreprefetto Pasquale Manzo (nominato appena lo scorso 28 gennaio), sacrificato anche lui sull’altare delle dimissioni della maggioranza consiliare.
La strategia politica e l’interesse della comunità
La scelta di abbandonare la nave per salpare su un’altra, guidata dallo stesso capitano e con il 90% della stessa ciurma, non è una mossa che mira al benessere collettivo della città ma solo un atto di mera strategia politica o in alternativa una ammissione di incapacità di fare ‘pulizia’ al proprio interno.
Se fosse la prima ipotesi, si tratterebbe di una tattica che ci potrebbe anche stare, per carità, ma che deve essere ‘venduta’ per qualcosa che di fatto non è. Il fine delle dimissioni in massa, del resto dichiarato apertamente, è quello di rivincere le elezioni e continuare a governare Giugliano proprio come si stava facendo, visto che il primo cittadino e la maggioranza che lo ha sostenuto fin qui non ha rinnegato per niente il lavoro svolto in questi ultimi anni. E allora perché fermarsi sul più bello? Solo per far fuori qualche mela marcia?
Dov’è la trasparenza?
Pare, infatti, che a farne le spese saranno quei pochissimi consiglieri, ritenuti ‘scomodi’ e non in linea con la maggioranza uscente. A questo punto non sarebbe stato più opportuno costruire già da adesso una nuova maggioranza con i consiglieri firmatari del documento? I numeri c’erano, ma probabilmente la volontà no. Quella stessa volontà che ha portato a fare scelte opinabili come quando si è deciso di aprire le porte della maggioranza a consiglieri eletti con il centrodestra e con la coalizione pro Poziello o promuovendo la candidatura e le elezioni in Enti collaterali di personaggi lontani anni luce dalle ideologie di chi era chiamato ad amministrare la città.
Questo poteva essere il momento giusto per fare una vera operazione trasparenza e spiegare ai cittadini in una conferenza stampa chiarificatrice i reali motivi per cui qualcuno avrebbe tentato di frenare l’operato di quest’Amministrazione. Magari gli elettori avrebbero capito di più rispetto a queste confusionarie e contraddittorie “dimissioni di rifiducia”. E soprattutto si sarebbe evitato l’arrivo del commissario prefettizio a Giugliano in un momento importante per la città, con diversi progetti da potare a termine, legati soprattutto ai finanziamenti PNRR.
Se le dimissioni fossero arrivate mesi fa, quando le prime nubi hanno iniziato ad offuscare la terza città della Campania e non invece, come accaduto, l’ultimo giorno utile per andare al voto, sarebbero state lette e percepite probabilmente in maniera diversa e non, invece, come una scelta utilitaristica dal punto di vista politico-elettorale.
Il tatticismo politico ed il boomerang delle dimissioni
Si è scelto, invece, di percorrere una strada diversa, quella dello stop and go, che se da un lato può sicuramente prendere alla sprovvista gli ‘avversari’ politici non ancora pronti alla tornata elettorale, dall’altro rischia a questo punto di trasformarsi in un boomerang, visto che dopo nemmeno 24 ore dalle dimissioni, la Prefettura di Napoli ha inviato a Giugliano la commissione d’accesso per verificare l’eventuale presenza di infiltrazioni della camorra nell’Ente comunale. Una scelta che era già nell’aria da tempo e che dunque nel merito non è certamente legata alle dimissioni dei consiglieri arrivate il giorno prima (del resto noi di InterNapoli ne avevamo già scritto lo scorso 7 febbraio), ma che fa riflettere certamente visto la tempistica scelta. Infatti non è certamente usuale inviare un organo ispettivo di sabato mattina.
La banalità degli annunci e la bandiera della legalità
Ci sarebbe poi da discutere sulla costruzione della futura coalizione da parte di Nicola Pirozzi, il quale nel corso della conferenza stampa ha fatto un’apertura “a tutte le forze sane”. Una frase che vuole dire tutto e niente. Quali sarebbero quelle insane? Come si fa a riconoscerle? “Chi è con la camorra non può stare con noi”, ha detto l’ex sindaco. Una frase, anche questa, che definire scontata è poco.
La discontinuità si dimostra innanzitutto con i fatti e le scelte politiche. Dopo lo scioglimento del 2013 la speranza è che la città di Giugliano si fosse messa alle spalle certi fantasmi. Gli scheletri, invece, sono usciti fuori ancora più forti di prima. Aldilà delle responsabilità penali che sono personali e che vanno accertate nelle opportune sedi giudiziarie, dalle ultime inchieste emerge uno spaccato etico e morale a dir poco desolante, che mortifica ancora una volta quei pochi che credono ancora nella sana politica, che si fonda sul dibattito di idee diverse e non su fiducie o sfiducie legate a mazzette da spartire sugli appalti o assunzioni da fare.
L’abbassamento del dibattito politico
La scomparsa dei partiti, vivi e presenti solo in campagna elettorale per chiedere il voto, e la personalizzazione della sfida politica tra pro e contro tizio o caio ha abbassato notevolmente il livello del confronto. Il dibattito politico non si sviluppa più tra ideologie diverse sui progetti da mettere in campo per la città ma si riduce ad uno mero scontro tra gruppetti di interessi.
Ancora un’occasione persa per Giugliano
Di occasioni questa città già ne ha perse troppe. Sventolare la bandiera della legalità e dell’onestà nei comizi o sugli opuscoli da campagna elettorale lascia il tempo che trova. Sia nel 2015 che nel 2020 si è scelto ancora una volta di candidare, da una parte e dall’altra, personaggi “chiacchierati” in nome delle preferenze. I soliti noti che fanno il bello e cattivo tempo da più di 30 anni e che nulla hanno dato a questo territorio ma solo a se stessi.
Personaggi che sono passati dal centrodestra a centrosinistra e viceversa, senza nessun progetto politico se non quello di guardare nelle loro tasche. Personaggi che trovano accoglienza a rotazione in coalizioni di qualsiasi colore, l’importante è prendersi in dote quel bacino di voti necessario per vincere le elezioni. E se non si candidano direttamente loro, fanno esporre fratelli, mogli, figli o affini. Insomma cambiano i contenitori non il contenuto. Personaggi che spesso riescono a tenere sotto scacco un’Amministrazione intera, ma di cui nessun candidato sindaco riesce a fare a meno, come se fossero narcotizzati: so che le sigarette fanno male e che possono causare il tumore ma fumo lo stesso. Il concetto è quello.
La commissione d’accesso, scioglimento e arresti non sono la soluzione
Non possono essere i magistrati con le loro inchieste nè la commissione d’accesso insediatasi in Comune a fare da “repulisti”, anche perchè la camorra come un cancro è capace di insinuarsi dappertutto, in tutte le forme, economiche e politiche, anche nei contesti “più puri”. Altrimenti non ci sarebbero Comuni sciolti per camorra anche più e più volte.
Ed allora l’unica vera ricetta per cambiare davvero mentalità è quella di lavorare il più possibile per sviluppare e difendere gli “anticorpi” della democrazia cioè le difese che essa può mettere in campo per opporsi ad ogni tentativo di corruzione dei propri valori.
Cosa cambia con l’arrivo della commissione d’accesso
Se la scelta di dimettersi doveva servire a stemperare il clima di pesantezza e tensione creatasi da qualche mese in città, al momento possiamo dire che non solo non ha sortito questo effetto ma che anzi l’arrivo della commissione d’accesso ha finito per creare ancora più incertezza e confusione.
Eppure quando Pirozzi ha paventato alla sua maggioranza l’ipotesi di dimettersi, aveva certamente messo in conto anche l’arrivo della commissione d’accesso. Tutti i 19 consiglieri hanno accettato il ragionamento dell’ex sindaco di fare fronte comune, qualunque cosa accada, prendendosi una grande responsabilità. Ma tra il dire e il fare c’è sempre una grande differenza. All’indomani dell’invio degli 007 da parte della Prefettura, pare che già qualcuno dei 19 firmatari si sia pentito della scelta fatta. Solo il tempo stabilirà se avranno avuto ragione o torto.
La città sospesa in una sorta di limbo
Quel tempo che a Giugliano sembra essere ora sospeso in una sorta di limbo, dove per i politici è difficile scegliere se candidarsi o meno, dove i cittadini non sanno se gli sarà dato la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, perché lo spettro dello scioglimento c’è ed accompagnerà Giugliano fino alla prossime elezioni e probabilmente anche oltre.

