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giovedì, Gennaio 27, 2022
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Camorra, condanna definitiva per Franco ‘o parent: è il capo dei Mazzarella


Un duro colpo. Quello inferto ieri dalla Cassazione a Francesco Mazzarella ‘Franco ‘o parent’, indicato dalle informative delle forze dell’ordine come il reggente del clan di San Giovanni a Teduccio. La Suprema corte ha infatti respinto il ricorso presentato dai legali del boss confermando dunque la condanna d’appello (a 11 anni di reclusione). Stessa sorte per un altro ‘pezzo da novanta’ del gruppo, Salvatore Donadeo (che in secondo grado aveva incassato ben 18 anni). Come anticipato ieri da Internapoli (leggi qui l’articolo) meglio è andato ad altri ras che dovranno affrontare un nuovo processo d’appello. La Suprema Corte ha annullato la sentenza d’appello nei confronti dei due germani (difesi dall’avvocato Salvatore D’Antonio) e per Vincenzo Santaniello (difeso dall’avvocato Riccardo Ferone) con rinvio per un nuovo giudizio ad un’altra sezione della Corte d’Appello di Napoli. annullato con rinvio il trattamento sanzionatorio per Marco Esposito Montefusco, Gianluca Fummo e Gennaro Limatola.

L’articolo precedente: Nuovo processo d’appello per i fratelli Bonavolta

Dovranno affrontare un nuovo processo d’appello. Tutto da rifare per Mariano e Luigi Bonavolta, fratelli indicati come organici al clan Mazzarella e arrestati nel maxi blitz di due anni fa. A stabilirlo la Corte di Cassazione (I sezione) che ha annullato la sentenza d’appello nei confronti dei due germani (difesi dall’avvocato Salvatore D’Antonio) e per Vincenzo Santaniello (difeso dall’avvocato Riccardo Ferone) con rinvio per un nuovo giudizio ad un’altra sezione della Corte d’Appello di Napoli. Respinti invece i ricorsi di Francesco Mazzarella (condannato a 11 anni) e Salvatore Donadeo (condannato a 18 anni). Dichiarati inammissibili invece i ricorsi di Francesco Barattolo, Giuseppe Cozzolino, Luigi Gitano e Antonio Scognamiglio. La Suprema Corta ha invece annullato con rinvio il trattamento sanzionatorio per Marco Esposito Montefusco, Gianluca Fummo e Gennaro Limatola. Tutti gli imputati erano accusati e già condannati per associazione per delinquere di tipo mafioso, ma nel caso di Montefusco, Fummo e Limatola i giudici di Cassazione hanno evidenziato che nei precedenti gradi di giudizio la pena fosse stata inflitta applicando la norma errata visto che per i reati di associazione mafiosa si prevede una pena di almeno dieci anni di reclusione. Per i tre ras si prospetta dunque una riduzione di pena nel nuovo processo d’appello che si aprirà nei prossimi mesi.

L’articolo precedente: il no dei Mazzarella ai Silenzio

C’è anche un no nei verbali allegati all’ordinanza di custodia cautelare che ieri mattina ha portato in carcere il gruppo dirigente dei Silenzio di via Taverna del Ferro, il ‘Bronx’ di San Giovanni a Teduccio. Un no pesante perchè arrivato direttamente dai Mazzarella con cui il boss Franco Silenzio aveva stipulato un’alleanza in funzione anti-Formicola. Accadde quando Silenzio, secondo la Procura, uccise Annamaria Palmieri (rea di aver favorito il tradimento del boss, leggi qui l’articolo). L’obiettivo di Silenzio era il ras Giuseppe Savino, pezzo da novanta dei Formicola: per raggiungere il suo obiettivo ed ucciderlo Silenzio chiese aiuto ai Mazzarella e in particolare a Salvatore Fido. Il particolare è stato riferito dal collaboratore di giustizia Umberto D’Amico ‘o lion:«Sapevamo che Franco Silenzio voleva la morte di Peppe Savino. Ce lo disse proprio lui e ci disse di chiedere a Salvatore Fido (all’epoca reggente dei Mazzarella) se volesse ‘vendersi’ Peppe Savino. Noi glielo chiedemmo e Fido disse di no, che i compagni non si vendono». Un no secco dunque, pronunciato proprio da colui che all’epoca reggeva le redini del gruppo di San Giovanni a Teduccio.

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