L’infiltrazione del clan Contini al San Giovanni Bosco è stata già accertata in diverse inchieste giudiziarie. L’ospedale napoletano sarebbe stato usato dal gruppo criminale per organizzare summit di camorra e anche per ricevere le loro vittime. Secondo la DDA di Napoli, i Contini potevano contare su infermieri, barellieri, portantini, autisti, addetti alle pulizie e medici compiacenti. Questa rete ha permesso alla famiglia dell’Alleanza di Secondigliano di ottenere ricoveri, senza rispettare le regole d’accesso, false certificazioni mediche e trasporti illegali di defunti in ambulanza.
Dalle indagini è emerso che sarebbero stati garantiti favori illeciti agli esponenti del clan. A tal fine l’organizzazione avrebbe potuto contare su un’associazione attiva nel settore dei servizi di ambulanza e sulla complicità di alcuni sanitari. Avrebbero partecipato anche gli addetti alla vigilanza privata e di dipendenti di altre ditte attive al San Giovanni Bosco.
Il trasporto della salma dal San Giovanni Bosco a casa
Gli inquirenti hanno fatto luce anche sul trasporto illegale di salme in ambulanza, compito che spetta alle società funebri autorizzate. Nel marzo 2018 è stata intercettata una conversazione tra Gennaro ‘Genny Maradona’ Manetta e Maurizio Scapolatiello in merito alle ‘dimissioni’ di un paziente deceduto. Il primo è formalmente un dipendente di una ditta incaricata delle pulizie al San Giovanni Bosco mentre il secondo è il titolare di un’associazione incaricata del trasporto degli infermi con le ambulanze.
Manetta sarebbe un punto di riferimento dell’Alleanza di Secondigliano, proprio lui avrebbe contattato Scapolatiello: “Maurì dove stai? Si deve portare uno a casa. Mi ha chiamato Giuseppe il cognato di Nicola… Vieni dietro, dietro, dietro dove sta….“. In un’altra chiamata ‘Maradona’ avrebbe dato il nome del paziente da trasportare dall’ospedale all’abitazione. Scapolatiello, una volta avvisato dal complice, avrebbe dovuto trasportare il paziente dal reparto di Medicina e condurlo alla residenza.
I morti in ospedale, i viaggi raccontati dal pentito De Rosa
Il sistema del trasporto è stato descritto dal collaboratore di giustizia Teodoro De Rosa già nel 2015 e nel 2020 sottolineando l’interesse del clan Contini: “Sfruttano il fatto che i familiari dei deceduti in ospedale se li vogliono portare a casa, mentre ciò non potrebbe accadere per chi è morto in ospedale. Truccano le carte per far apparire le dimissioni da vivo e trasportano il deceduto in ambulanza fino a casa. I familiari pagano e la tariffa è intorno ai 400-500 euro, tutti al nero. E’ più alta del costo effettivo perché parte del guadagno va a coprire il rischio che si prende l’organizzazione“.


