L’omicidio di Carmine D’Onofrio (leggi qui l’articolo) che la scorsa notte ha pagato con la vita l’essere figlio illeggittimo di Giuseppe De Luca Bossa (il giovane era incensurato e non aveva alcun legame con i cartelli criminali) riporta lo scontro tra i clan a Ponticelli su un nuovo e, fin qui, inedito livello. L’omicidio del giovane Carmine, una vera e propria vendetta trasversale, secondo gli inquirenti, rappresenterebbe la ‘risposta’ alla bomba esplosa qualche settimana fa sotto l’abitazione del boss Marco De Micco, reggente del gruppo che da mesi si contrappone proprio ai De Luca Bossa. Un attentato che subito aveva fatto innalzare il livello di attenzione proprio per timore di ritorsioni da parte del gruppo dei ‘Bodo’. Timore fondato con l’agguato avvenuto la scorsa notte. D’Onofrio, secondo la ricostruzione dei carabinieri, era in strada con la compagna incinta all’ottavo mese. E’ stato raggiunto da sette colpi di pistola (poi repertati) morendo poco dopo per le ferite riportate presso il pronto soccorso di Villa Betania. Sette i bossoli calibro 45mm repertati sul posto dai carabinieri. I militari della Compagnia di Poggioreale e quelli del Nucleo Investigativo di Napoli procedono per le indagini. La bomba contro De Micco sembra abbia innescato un nuovo botta e risposta. Già la scarcerazione dell’attuale reggente dei ‘Bodo’ (leggi qui l’articolo) aveva cambiato gli assetti nell’area. Secondo alcune informative infatti i De Micco avrebbero rinnovato l’intesa criminale con i De Martino del rione Fiat, i famigerati ‘XX’ protagonisti in questi mesi di una lunga guerra contro i De Luca Bossa, sodalizio egemone nel lotto O.

L’omicidio di Salvatore De Martino

Eppure dopo settimane di apparente quiete vi era stato un altro omicidio eclatante, quello di Salvatore De Martino, un ex Sarno che da qualche tempo si era avvicinato proprio ai De Luca Bossa (leggi qui l’articolo). Dietro la sua morte vi sarebbe la volontà del ras di non pagare la tangente per le piazze e dunque questa ‘alzata di testa’ potrebbe essergli costata cara. Da quel momento gli episodi di violenza avrebbero ripreso a turbare il quartiere fino all’omicidio della scorsa notte dove con D’Onofrio ucciso davanti alla sua compagna che da qui a un mese lo avrebbe reso padre.

L’articolo precedente: i collaboratori di giustizia parlano della guerra di Ponticelli

Sono stati i collaboratori di giustizia a descrivere la guerra in corso a Ponticelli tra i De Luca Bossa (alleati con i Casella) e i De Martino ‘XX’. Una guerra iniziata con le minacce ai pusher delle piazze di Ponticelli per cercare di sopraffare gli avversari. Grazie al contributo dei collaboratori di giustizia che hanno raccontato il ruolo e i profili dei giovani impegnati nelle minacce ai pusher del Rione De Gasperi. Rosario Rolletta, ex voce di dentro prima dei De Micco e poi dei De Martino ha spiegato questa nuova fase della guerra. Il suo ultimo verbale datato 10 marzo è significativo: «Ciro Uccella appartenente al clan De Martino per il quale si occupa di estorsioni. Riconosco Vincenzo Di Costanzo detto ‘o gabibbo il quale è un tuttofare del clan e nello specifico custodisce le armi, vende la droga ed esce per fare gli agguati. Salvatore Cardillo si occupa prevalentemente di estorsioni e di recupero delle armi. Pietro Frutto si occupa di estorsioni e di armi».

Il pentito Rolletta contro i De Martino ‘XX’

Rolletta poi si sofferma sulle minacce e sulle ritorsioni messe in atto ai pusher della zona: «Nel periodo di settembre/ottobre 2020, quando il gruppo De Martino si era già scisso dal cartello per le ragioni che ho già indicato, ci contrapponevamo ai De Luca Bossa-Casella anche nelle estorsioni alle piazze. Nel Rione De Gasperi vi sono due piazze di spaccio di crack gestite rispettivamente da “o’Nippolo”. di cui non conosco il nome e da (….) dalle quali prendevamo la settimana. A prendere le quote dalle piazze erano principalmente Pietro Frutto ed Alessio, nonché il Gabibbo. Ricordo che mandammo a chiamare o’Nippolo appena avvenne la spaccatura e lui non si presentò, motivo per cui Pietro Frutto ed Alessio sottrassero al figlio un’autovettura di colore bianco che venne restituita solo quando il Nippolo e (…) vennero a portarci 3.500 euro, accordandosi per il pagamento di una quota al nostro gruppo. Per un breve periodo queste due piazze di spaccio hanno pagato sia noi che i Minichini-De Luca Bossa-Casella».

Le minacce degli XX alle famiglie dei pusher:«Vi piazziamo una bomba sotto casa»

A sostegno di queste dichiarazioni ci sono poi anche delle intercettazioni che vedono come protagonisti due dei fermati di ieri, Pietro Frutto e Ciro Uccella. Quest’ultimo si rivolge ad una donna e con tono minaccioso le dice:«Dovete fare un’imbasciata al figlio del nippolo che lui qui non deve vendere più nè lui nè la madre, mi devono portare 5mila euro ma non devono fare niente più». Nella conversazione poi interviene Frutto che minaccia la donna di consegnare il denaro, in caso contrario potrebbe posizionare un ordigno presso la loro abitazione asserendo che, nel quartiere, si starebbe sottovalutando la forza degli XX:«Vi stiamo facendo un piacere pure a voi….Sì….”ò Tarali” ha una chance in più perché si è sempre comportato bene, Francesco! Altrimenti stasera vengo, gli metto una bomba fuori la porta e lo faccio saltare in aria! Così….a zia…Voi gli dite queste parole….Sì è messo a vendere l’erba».

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