Omicidio fuori il bar:«Non sono stati nè i Licciardi nè gli Scissionisti»

Fu un’esecuzione in piena regola. E le indagini, che inizialmente si orientarono verso una ripresa della terza guerra di camorra, rapidamente virarono verso la pista dell’epurazione interna. E’ questa la storia dell’omicidio di Ciro Cortese ‘o gorill, fratello del più famoso Giovanni ‘o cavallar, fedelissimo del boss Di Lauro. Come movente per quel delitto ‘eccellente’, gli investigatori pensarono subito a uno ‘sgarro’ maturato in particolare per una vicenda di droga.

Ipotesi confermata anche da chi quell’ambiente lo conosceva davvero, ossia Luca Cortese, fratello di Ciro. In un interrogatorio reso ai magistrati Cortese manifesta i suoi dubbi indirizzando gli inquirenti proprio in direzione del gruppo del centro storico di Secondigliano:«Ritengo quindi che né i Di Lauro né la Masseria Cardone abbiano potuto fare un sgarro del genere contro mio fratello Ciro. Gli Amato-Pagano, a cui era affiliato Carmine Cerrato, mio cognato, posso escluderli… Ciro è entrato a far parte del clan per intervento di Rosario Guarino che è imparentato con noi. Quando iniziò a collaborare con la giustizia Gio Banana, mio fratello era preoccupato. Non mi parlò mai della collaborazione dei Leonardi, non ci fu occasione. Mio fratello non mi rivelò mai se la Vanella o Mennetta avesse un vero e proprio gruppo di finanzieri a disposizione nè mio fratello mi parlò mai di Marco Di Lauro».