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Sgominato il clan di Mondragone, 18 arresti nel maxi blitz

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Stamattina i carabinieri del  Reparto Territoriale di Mondragone hanno dato esecuzione a una ordinanza di applicazione di misura cautelare personale, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 21 persone (13 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 3 all’obbligo di presentazione alla P.G.), ritenute responsabili, a vario titolo, di “associazione per delinquere di stampo camorristico”, “estorsione”, “incendio”, “detenzione e porto di armi”, “associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti”, “ricettazione”, “minaccia e lesioni personali”.

La costola del clan dei Casalesi

L’indagine, condotta dal Reparto dei Carabinieri e avviata nel mese di
settembre 2023, anche mediante l’impiego di attività tecniche, ha consentito di
disvelare l’esistenza di un sodalizio di matrice camorristica operante nel territorio di
Mondragone e nei comuni limitrofi.

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Secondo quanto ricostruito in fase d’indagine l’organizzazione criminale, presentava
una struttura stabile e ben articolata, riconducibile al “clan Gagliardi”,
riorganizzatosi dopo lo scioglimento dello storico clan La Torre, per anni egemone
nel territorio di Mondragone e riconducibile clan dei casalesi. A capo del sodalizio vi sarebbe un esponente di vertice, attualmente detenuto che, pur non raggiunto dalle odierne misure cautelari, avrebbe continuato a impartire direttive dal carcere a fiancheggiatori di rilievo rimasti in libertà.

Un clan violento

Il gruppo si sarebbe distinto per una marcata attitudine alla violenza, finalizzata a
creare condizioni di assoggettamento e intimidazione tali da garantire, secondo un
programma criminoso proiettato senza limiti temporali, il controllo delle attività
economiche del territorio e la realizzazione di profitti illeciti.

Nel corso delle indagini sono stati documentati numerosi episodi estorsivi ai danni
di imprenditori e operatori commerciali, commessi anche mediante aggressioni
fisiche e incendi di autovetture. Parte dei proventi sarebbe stata destinata al
sostentamento di detenuti ritenuti contigui al clan.

Il raid contro la Caserma

L’attività investigativa ha altresì consentito di documentare la programmazione di
un grave atto intimidatorio da parte di aspiranti affiliati che per dimostrare la propria
fedeltà e ottenere l’ingresso nel sodalizio, avrebbero dovuto esplodere colpi d’arma
da fuoco contro la caserma del Reparto Territoriale dei Carabinieri. L’azione non si è
concretizzata grazie alla predisposizione di adeguate misure di difesa passiva e a
mirati servizi di prevenzione.

Spaccio di droga e le armi del clan 

E’ stata infine accertata la gestione di una strutturata attività di spaccio di sostanze
stupefacenti — prevalentemente cocaina, crack e hashish — ritenuta la principale
fonte di guadagno dell’organizzazione. All’attività avrebbero preso parte anche
soggetti esterni al clan. Migliaia le cessioni documentate, spesso effettuate attraverso
una vera e propria rete di consegne a domicilio : una piccola flotta di scooter
consentiva agli spacciatori di raggiungere rapidamente gli acquirenti, replicando un
servizio “delivery”. Nel corso dei riscontri investigativi sono stati complessivamente sequestrati circa 1.100 grammi di cocaina e 500 grammi di hashish, nonché una pistola Beretta cal. 7,65 con serbatoio e 9 cartucce e una pistola Beretta mod. 84, anch’essa completa di
serbatoio e 36 cartucce dello stesso calibro.

Si evidenzia che i provvedimenti eseguiti sono misure cautelari disposte in sede di
indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i
destinatari delle stesse sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte
innocenti fino a sentenza definitiva.

Dalla punciuta agli ordini dal carcere, così il boss di camorra comandava il clan

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