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Tre arresti a Ponticelli: 43 chili di droga, preso anche il “colonnello” del boss Giannelli

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Brillante operazione della polizia che ha arrestato oggi il 31enne Roberto Pinto, il 39enne Marco Scognamiglio e il 52enne Massimo De Martino, tutti napoletani per detenzione illecita ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.  Sono stati in particolare, i Falchi della Squadra Mobile a svolgere  un’attività info-investigativa riuscendo a recuperare un ingente carico di droga in arrivo dalla Spagna a Napoli, destinato a essere consegnato presso il deposito di una ditta di spedizioni nel quartiere di Ponticelli.

Durante il servizio di osservazione i poliziotti hanno notato i tre prevenuti che, dopo essere entrati nel locale a bordo di tre autovetture, confabulavano tra di loro con fare circospetto. I poliziotti li hanno quindi controllati, trovando il 52enne in possesso di una bolla di accompagnamento relativa a un collo di 300 kg proveniente dalla Spagna e di una chiave; all’interno della sua autovettura sono state rinvenute 41 buste di marijuana per un peso complessivo di circa 43 chili.

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Ancora, il 39enne è stato trovato in possesso di 8.800 euro, mentre il 31enne di 1.500 euro in contanti. Successivamente, gli agenti hanno controllato il deposito, dove hanno rinvenuto un distributore di bevande con scritte in lingua spagnola. Dagli accertamenti è emerso che la sostanza stupefacente era occultata proprio all’interno del distributore. Per tali motivi, gli indagati sono stati tratti in arresto.

Il profilo di Roberto Pinto

A parlare del ruolo e della caratura criminale di Roberto Pinto sono stati i collaboratori di giustizia Genny Carra, Salvatore Romano e Gianluca Noto. Pinto è soggetto molto noto nella mala flegrea, in quanto colonnello del boss Giannelli di Cavalleggeri d’Aosta. In particolare, Gianluca Noto ha ricostruito i contrasti tra la famiglia Monti e il clan Giannelli, nati anche a seguito di episodi estorsivi e attentati dinamitardi, culminati in azioni armate e ferimenti.

I contrasti interni alla mala dell’area flegrea

I contrasti sarebbero sorti dopo la morte del ras Rodolfo Zinco, ucciso per volere di Giannelli, evento che avrebbe modificato gli equilibri criminali e portato a richieste estorsive sempre più onerose. In tale contesto si collocano sparatorie, incendi dolosi e attacchi armati, fino all’uso di armi da guerra come il kalashnikov contro le abitazioni dei rivali.

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