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HomeCronacaCuore ‘bruciato’ durante il trasporto, bufera sul Monaldi: sei indagati

Cuore ‘bruciato’ durante il trasporto, bufera sul Monaldi: sei indagati

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Sarebbe stato utilizzato un contenitore isotermico di vecchia generazione, privo di termostato, sonde e display per il controllo in tempo reale della temperatura, per il trasporto del cuore da Bolzano a Napoli poi trapiantato al piccolo Domenico, due anni e tre mesi. Il box frigo è stato già sequestrato dai carabinieri del Nas nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Napoli.

Il trapianto è stato effettuato il 23 dicembre all’Ospedale Monaldi. Secondo quanto emerso, la struttura dispone da anni di contenitori di ultima generazione – normalmente utilizzati per i trapianti su pazienti adulti – ma in quell’occasione l’équipe inviata a Bolzano avrebbe impiegato un modello tradizionale, non conforme alle linee guida più recenti del Centro nazionale trapianti.

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L’inchiesta della Procura

La Procura di Napoli, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, con l’aggiunto Antonio Ricci e il sostituto Giuseppe Tittaferrante, ha aperto un fascicolo per lesioni colpose gravissime. Sei tra chirurghi, medici e paramedici risultano iscritti nel registro degli indagati per le fasi che vanno dall’espianto del cuore a Bolzano al confezionamento, dal trasporto fino al trapianto eseguito al Monaldi.

Gli accertamenti dei Nas di Napoli, con il supporto dei colleghi di Trento, si concentrano anche su un altro aspetto delicato: dopo l’espianto, personale dell’Ospedale San Maurizio avrebbe fornito ghiaccio secco all’équipe napoletana invece del ghiaccio tradizionale. Il ghiaccio secco raggiunge temperature molto più basse e, secondo le prime verifiche, potrebbe aver provocato danni irreparabili alle fibre del muscolo cardiaco.

La questione della formazione

Dai primi riscontri emergerebbe che la scelta del contenitore “superato” sarebbe stata legata a una presunta mancanza di formazione sull’utilizzo dei box di nuova generazione, forse mai impiegati in ambito pediatrico poiché l’ultimo trapianto di cuore su un bambino risalirebbe a un periodo precedente all’acquisto dei nuovi dispositivi.

Nel frattempo la Procura sta ascoltando le persone informate sui fatti. Il primo a essere sentito è stato un cardiologo che aveva in cura il piccolo, dimessosi dall’incarico di responsabile del follow-up post operatorio il 29 dicembre, sei giorni dopo l’intervento.

I controlli ministeriali e regionali

La Regione Campania ha attivato poteri ispettivi e conoscitivi, mentre ieri da Palazzo Santa Lucia è stata trasmessa al ministero della Salute una relazione predisposta su impulso del presidente Roberto Fico. Oggi sono attesi a Napoli gli ispettori ministeriali, che successivamente si recheranno anche a Bolzano.

Obiettivo: chiarire ogni passaggio, dal trasporto dell’organo alla decisione di procedere con il trapianto nonostante i possibili danni subiti durante il trasferimento.

Per il piccolo Domenico, intanto, nelle ultime ore si è riaccesa una speranza: sarebbe in arrivo un cuore compatibile.

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Redazione Internapoli
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