Nell’ordinanza con la quale il gip di Napoli Ivana Salvatore ha disposto l’arresto di tre presunti appartenenti al clan Contini e di un un avvocato, nell’ambito dell’indagine sulle infiltrazioni della camorra nell’ospedale San Giovanni Bosco, si fa riferimento anche alle minacce subite da Ciro Verdoliva, che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro.
La direzione generale stava infatti cercando di tagliare fuori l’area riconducibile ai Contini dagli appalti dell’Ospedale San Giovanni Bosco, quelli per le pulizie, servizi ausiliari e attività economiche interne e l’azione intrapresa da Verdoliva è coincisa con un clima di pressione molto pesante nei suoi confronti.
Verdoliva ha infatti formalizzato le segnalazioni e ha intrapreso una collaborazione con la Procura di Napoli per denunciare il clima intimidatorio e proseguire nell’azione di risanamento del nosocomio partenopeo.
L’Alleanza di Secondigliano infiltrata al San Giovanni Bosco, i nomi dei 72 indagati
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Gestiva la ricchezza del clan Contini, anche quella accumulata grazie alle truffe alle assicurazioni, investendone i proventi nell’ acquisto di immobili, auto e anche quadri d’autore.
La Procura di Napoli e il gip contestano il concorso esterno in associazione mafiosa all’ avvocato Salvatore D’Antonio, 51 anni, arrestato oggi nell’ambito delle indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli sulle infiltrazioni della camorra nell’ ospedale San Giovanni Bosco di Napoli.
Già altre indagini in passato hanno documentato come la camorra, ma in particolare il clan Contini, avesse messo le mani della struttura ospedaliera partenopea imponendo i propri voleri con minacce e violenze.

