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Influenza K, i farmaci consigliati e quelli da evitare per guarire presto

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Ibuprofene, paracetamolo, cortisone: quali sono davvero i farmaci utili contro la cosiddetta influenza “K”? E soprattutto, quando vanno usati per contrastare il virus e tenere sotto controllo i sintomi? A fare chiarezza è il professor Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, intervenuto ad Adnkronos Salute.

Secondo Bassetti, il paracetamolo resta il farmaco di riferimento per la gestione dei sintomi influenzali: «Il paracetamolo ha una funzione ben precisa, quella di essere un antipiretico. Quando si dice “la febbre resiste” si tratta di affermazioni prive di fondamento scientifico». Il farmaco, spiega, è indicato per abbassare la febbre e alleviare i sintomi, senza interferire in modo significativo con le difese dell’organismo.

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Diverso il discorso per altri principi attivi. «L’ibuprofene o il ketoprofene, l’acido acetilsalicilico e il cortisone hanno un effetto antinfiammatorio più potente», sottolinea l’infettivologo. In particolare, in alcune situazioni cliniche più complesse, come nei casi in cui compaia difficoltà respiratoria, Bassetti spiega di preferire il cortisone: «Ha un’azione più incisiva. È quanto indicato anche nelle linee guida sulle polmoniti gravi».

Negli ultimi giorni ha fatto discutere la notizia proveniente dalla Sicilia di un decesso che potrebbe essere collegato all’influenza K. A Catania, un uomo di 50 anni è morto mentre era sottoposto a trattamento Ecmo per una gravissima insufficienza respiratoria. I prelievi hanno evidenziato la presenza di un virus respiratorio di tipo A, in particolare un sottotipo H3. In un primo momento si era parlato di variante K, ma l’ospedale ha successivamente precisato che «al momento è impossibile affermare che si tratti della variante K».

Su questo punto Bassetti invita alla cautela: «Parlare di primo decesso per la variante K non ha senso. Purtroppo ogni anno contiamo pazienti che muoiono per forme gravi di influenza: il 2026 non sarà diverso». L’esperto ricorda infatti che sottotipi come H3N2 e H1N1 possono determinare quadri clinici molto seri: «Lo vediamo in ospedale, con polmoniti gravi e infezioni respiratorie impegnative. Il fatto che ci sia questo decesso non mi stupisce».

Il messaggio principale, però, resta quello della prevenzione. «L’influenza è tutt’altro che banale – avverte Bassetti – non è una passeggiata. Gli italiani devono capirlo». Secondo il direttore del San Martino, non si può liquidare la questione con un atteggiamento fatalista: «Ogni anno abbiamo 15-16 milioni di persone colpite e migliaia di morti. Bisogna ripensare il sistema e il modo in cui affrontiamo l’influenza, puntando su una prevenzione più efficace rispetto a quanto avviene oggi in Italia».

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