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Mala di Secondigliano, trasferito Marco Di Lauro:«F4 detenuto nel carcere di Opera»

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E’ stato trasferito dal carcere di Sassari, in Sardegna, in quello milanese di Opera. Marco Di Lauro, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Eugenio Nardi (leggi qui l’articolo) resterà detenuto al 41bis in isolamento perchè ritenuto ancora capace di influenzare le scelte del suo gruppo e i suoi fedelissimi rimasti all’esterno. Un trasferimento che nasce però anche dall’esigenza di assistere ‘F4’ visto l’aggravarsi delle sue condizioni e il fatto che il rampollo presenta problemi di alimentazione e ostilità alle terapie. Una condotta la sua che ricalca quella di suo fratello Cosimo ritrovato senza vita nella sua cella nel giugno del 2022. Nei confronti di Di Lauro junior è stata disposta una perizia psichiatrica in accordo con quanto stabilito dal tribunale di Sorveglianza di Sassari e dalle perizie disposte dal suo difensore, l’avvocato Gennaro Pecoraro. Potrebbe dunque esserci una svolta dinnanzi alla Corte d’assise d’appello di Napoli per quello che viene ancora ritenuto il reggente del gruppo del Terzo Mondo di Secondigliano. A riportare la notizia Il Mattino.

L’omicidio di Eugenio Nardi

Marco Di Lauro è stato ritenuto mandante dell’omicidio di Eugenio Nardi, avvenuto il 4 gennaio del 2008. Decisive nel corso delle indagini le dichiarazioni del pentito Luigi Musolino, che si sono aggiunte a quelle di Carlo Capasso e Vincenzo Lombardi.  Una vendetta contro un uomo accusato di aver sparato contro un affiliato al suo clan. Questa la motivazione dietro l’omicidio di Eugenio Nardi, delitto maturato nel gennaio del 2008 e che è tornato nuovamente ala ribalta facendo scattare nuovamente le manette a carico di Marco Di Lauro. Grande accusatore di ‘F4’ il neo collaboratore di giustizia Massimo Molino  che ha spiegato ai magistrati che Nardi, uomo dei Sacco-Bocchetti, era sospettato di aver preso parte al tentato omicidio di Daniele Tarantino, appartenente alla cosca del Terzo Mondo. Un affronto tanto che «Marco Di Lauro non ci dormiva la notte e voleva vendicarsi». Secondo Molino quel delitto servì non soltanto come ‘punizione’ ma anche come ‘messaggio’ lanciato proprio al gruppo di San Pietro a Patierno che in quella fase si era avvicinato agli Amato-Pagano. Secondo Molino:«Marco Di Lauro per dare risposta all’agguato, ordinò la morte. L’omicidio di Gegè fu commesso da Carlo Capasso dopo che Gegè era stato bloccato da due macchine e Capasso si era seduto accanto alla vittima, entrando nella macchina, dicendogli prima di sparare ‘ti manda salutando Daniele’. Daniele Tarantino era sempre in contatto con Di Lauro e lo andava a trovare anche durante la latitanza. Daniele diceva che la forza di Di Lauro era tale che poteva mangiare pasta e dado anche per una settimana intera, vale a dire poteva affrontare ogni sacrificio».

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