I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa del Tribunale di Napoli in sede di conferma e rinnovazione da parte del GIP competente del decreto di Fermo di Indiziato di delitto della Direzione Distrettuale Antimafia, eseguito il 21 aprile scorso, nei confronti di soggetti raggiunti da gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di associazione di tipo mafioso, estorsione continuata ed aggravata, omicidio volontario, detenzione e porto illegale di arma comune da sparo.
Il provvedimento cautelare trae origine dall’esecuzione di un Fermo di indiziato di delitto eseguito il 21 aprile scorso a carico di 11 soggetti gravemente indiziati di appartenere ad una associazione camorristica operativa ad Arzano e comuni limitrofi e dove, peraltro, venivano ricostruite le circostanze che lo scorso 4 febbraio avevano portato all’omicidio dell’innocente Rosario Coppola.
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In particolare oggi il GIP competente, oltre a confermare il quadro indiziario su 7 dei soggetti già colpiti dal fermo, ha avvalorato i gravi indizi di colpevolezza a carico di ulteriori 10 indagati tra cui spiccano i vertici della consorteria criminale che, nonostante il regime di detenzione al quale erano sottoposti, continuavano ad impartire ordini agli affiliati liberi sul territorio. Disposta la misura cautelare in carcere per Antonio Caiazza, Davide Pescatore, Francesco Attrice, Mattia Rea, Pietrangelo Leotta, Salvatore Romano, Raffaele Silvestro, Giuseppe Monfregolo, Renato Napoleone, Domenico Russo, Salvatore Bussola, Mario D’Aria, Raffaele Alterio, Raffaele Piscopo, Giovanni Gambino, Antonio Alterio e Andrea Olivello.
Gli inquirenti hanno ipotizzato che il gruppo criminale, grazie agli introiti economici garantiti dalla gestione delle richieste estorsive sul territorio, abbia continuato a sostenere i detenuti attraverso il pagamento della “mesata”. Per la Procura sarebbero stati sostenuti economicamente i boss detenuti Renato Napoleone e Giuseppe Monfregolo, inoltre i due avrebbero continuato a impartire ordini agli affiliati.
Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.
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