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Politica e favori, weekend a Capri sullo yacht che ospitò Renzi: il ‘regalo’ dei Griffo a Zannini

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Un weekend in yacht come possibile controprestazione per favori politici e amministrativi. È questa la ricostruzione centrale dell’ordinanza della Procura di Santa Maria Capua Vetere nell’ambito dell’indagine che coinvolge il consigliere regionale campano Giovanni Zannini e gli imprenditori Paolo e Luigi Griffo (patron della società Spinosa), ai quali è stato imposto il divieto di dimora in Campania e nelle regioni limotrofe. .
Secondo l’accusa, l’escursione in barca a Capri non sarebbe stata una semplice gita privata, ma un vantaggio economico offerto come ringraziamento per interventi politici e amministrativi. L’ipotesi accusatoria si basa su un intreccio di intercettazioni telefoniche, localizzazioni GPS, osservazioni con drone e dichiarazioni testimoniali.
Secondo la Procura, il beneficio finale per gli imprenditori coinvolti sarebbe stato l’ottenimento di contributi pubblici per circa 13 milioni di euro, erogati attraverso procedure che gli inquirenti ritengono alterate.

La ricostruzione dell’inchiesta

Le indagini descrivono un’organizzazione del weekend affidata all’imprenditore Paolo Griffo tramite il noleggio dello yacht Camilla A, imbarcazione di proprietà di una società straniera e gestita in Italia attraverso società di noleggio nautico: lo Yacht Camilla A anche in passato era finito alla ribalta delle cronache per essere stato noleggiato da facoltosi imprenditori e politici, tra cui l’ex presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi (estraneo all’inchiesta), paparazzato a bordo dell’imponente imbarcazione nel 2021.
Gli investigatori sostengono che Zannini fosse ospite dell’imprenditore Griffo e che la gita rappresentasse un “regalo” collegato a presunti interessi economici legati a pratiche amministrative regionali. A supporto di questa tesi vengono richiamate alcune conversazioni tra gli indagati in cui si parlerebbe di “ospiti importanti” e della necessità di garantire la soddisfazione dei partecipanti al viaggio.

I riscontri tecnici: GPS, controlli e identificazioni

Gli inquirenti hanno seguito gli spostamenti del gruppo attraverso localizzazioni delle utenze telefoniche, monitoraggio del veicolo con cui i partecipanti si sarebbero recati al porto e riprese video effettuate con l’ausilio di un drone durante il rientro al porto di Castellammare di Stabia.
Le verifiche hanno consentito di identificare gli occupanti dello yacht al momento dell’ormeggio, confermando la presenza di Zannini e di altri familiari e conoscenti.

Il nodo economico: fatture e pagamenti

Uno dei passaggi più delicati riguarda la gestione contabile dell’operazione.
Secondo la Procura:inizialmente non risultavano fatture o pagamenti tracciabili, mentre la la prassi della società di noleggio prevedeva normalmente l’emissione immediata dei documenti fiscali. Nel caso specifico, invece, la fatturazione sarebbe avvenuta solo successivamente.
Una fattura da circa 2.423 euro, relativa a cambusa e carburante, sarebbe stata pagata da Zannini settimane dopo il viaggio. Successivamente sarebbe stata emessa anche una ulteriore fattura per il noleggio dell’imbarcazione, circostanza che gli investigatori interpretano come tentativo di regolarizzazione contabile dopo l’avvio delle verifiche giudiziarie.

Chat e conversazioni: il presunto regalo

Un elemento ritenuto significativo dagli inquirenti è il contenuto delle chat tra gli indagati. Dalle conversazioni emergerebbe che il weekend in barca fosse stato concepito come un omaggio per ringraziare Zannini per presunti interventi svolti in ambito istituzionale.
In alcune intercettazioni viene inoltre riportata la preoccupazione degli indagati rispetto alle possibili attività investigative, con riferimenti alla necessità di ridurre i contatti telefonici e discutere di questioni sensibili solo di persona.

Il nodo ambientale: la Vinca e la tutela del Volturno

Il punto centrale dell’indagine riguarda il mancato rispetto della Valutazione di Incidenza Ambientale (Vinca), obbligatoria perché lo stabilimento sarebbe sorto in un’area prossima al fiume Volturno e inserita nella rete europea di tutela ambientale Natura 2000.
Gli investigatori sostengono che: l’impianto sarebbe stato autorizzato dal Comune di Cancello ed Arnone in assenza di adeguata verifica preventiva, l’Ufficio Speciale Valutazioni Ambientali della Regione Campania avrebbe già segnalato le criticità, la documentazione tecnica presentata sarebbe stata solo formalmente conforme alla normativa.
Particolarmente rilevante sarebbe la relazione tecnica allegata alla pratica amministrativa, nella quale i lavori venivano descritti come “da realizzare”, nonostante l’impianto risultasse già costruito.

L’ipotesi di truffa ai danni di Invitalia

Un ulteriore capitolo dell’inchiesta riguarda Invitalia – Agenzia nazionale sviluppo d’impresa, società controllata dal Ministero dell’Economia.
Gli imprenditori avrebbero: dichiarato la sussistenza dei requisiti ambientali, ottenuto circa 4 milioni di euro tra anticipazioni a fondo perduto e finanziamenti agevolati.
Secondo l’accusa, la società beneficiaria avrebbe indotto in errore l’ente erogatore attraverso documentazione tecnica e amministrativa ritenuta non veritiera.

La posizione degli indagati

Zannini ha sempre sostenuto la natura privata e non corruttiva dell’episodio, sottolineando che il viaggio sarebbe stato organizzato tra conoscenti e che il pagamento delle spese sarebbe stato comunque effettuato.
La vicenda resta al momento nella fase delle indagini preliminari. Come previsto dall’ordinamento italiano, vige il principio di presunzione di innocenza fino ad eventuale sentenza definitiva.
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