«Prima le minacce poi l’omicidio», le liti tra ‘la mantide’ e Picone prima degli spari

Ci sono tante testimonianze e intercettazioni alla base dell’ordinanza di custodia cautelare che tre giorni fa ha portato in carcere Rita Mango con un’accusa pesantissima: omicidio. Il delitto è quello di Nicola Picone, ucciso ad Aversa il 19 ottobre del 2018 all’interno di una Fiat Panda parcheggiata nell’area di servizio del distributore Agip di viale Europa. Alla base delle indagini, coordinate dalla Procura distrettuale antimafia di Napoli, tanti elementi che porterebbero a ipotizzare che Picone è stato ucciso dalla donna per motivi passionali, in quanto aveva deciso di troncare la loro relazione extraconiugale (Picone e la Mango erano sposati, quest’ultima in particolare è la moglie di Valerio Nappello, pezzo da novanta della camorra di Miano) ed anche economici, poiché la donna aveva accertato che l’amante aveva sottratto ingenti somme di denaro dalla società di noleggio auto, aperta dal marito per riciclare il denaro e alimentare così le casse del clan.

Alla base di tale inchiesta tante testimonianze di persone che erano vicine a Picone:«Dopo la fine dei domiciliari il rapporto tra Rita e Nicola si è improvvisamente deteriorato tanto che si sono scambiati reciproci messaggi di minaccia circostanza di cui ho piena contezza perchè li ho letti personalmente dal telefono di Nicola». Proprio quei messaggi che i due si scambiavano evidenziano il clima teso tra i due fatto di reciproche accuse e di invettive da parte della donna che accusava l’uomo di non volerla lasciare per non perdere i benefici economici derivanti dalla loro relazione. E’ quello lo zenit: il 19 ottobre Picone troverà la morte e il gps sulle auto dei due confermerà che le auto su cui i due viaggiavano avevano la stessa destinazione.