Una taglia da 120mila euro o il rapimento della moglie. Queste le ritorsioni minacciate dalla cosca calabrese dei Nirta-Strangio nei confronti del narcos indicato come il ‘regista’ dietro la rapina di circa venti chili di cocaina sottratti a dei corredi calabresi. Droga destinata agli Amato-Pagano e sottratta dai ras della Vanella Grassi tramite i ‘buoni uffici’ tra lo stesso Bartiromo e Gaetano Angrisano, genero del boss Salvatore Petriccione fondatore dei Girati. La cosca calabrese Nirta-Strangio tramite la taglia voleva lanciare ma un chiaro messaggio: lo sgarro commesso non poteva e non doveva essere ignorato e meritava di essere punito.
La taglia sulla testa del narcos Bartiromo
Le indagini hanno svelato che la ‘ndrangheta stava considerando un’azione ancora più drastica nei confronti di Bartiromo: il rapimento della moglie, visto come un potenziale strumento di ritorsione. Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, in una conferenza stampa, ha espresso preoccupazione riguardo a possibili sviluppi violenti e ha confermato che gli uffici giudiziari sono a conoscenza delle dinamiche della criminalità organizzata, suggerendo una richiesta di protezione per Bartiromo.
Oltre ai reati di rapina, traffico di droga e possesso di armi, contestati con l’aggravante del metodo mafioso, sul tavolo delle accuse pesa anche il reato di associazione di tipo mafioso per alcuni degli indagati. Secondo la ricostruzione alcuni corrieri calabresi avrebbero trasportato a Napoli il quantitativo di sostanza stupefacente, Fabio Iazzetta, con l’ausilio di Luigi Rosas avrebbe organizzato l’agguato. I corrieri furono fatti scendere dalle auto e tenuti sotto minaccia permettendo ai Girati di farsi indicare dove fosse nascosto il carico di cocaina e di appropriarsene, per poi depositarlo a bordo della propria auto e metterlo a disposizione, al termine dell’azione criminosa, del clan.
“Aveva un debito da 500mila euro con la Vanella”, i guai del narcos Bartiromo


