Il controllo del territorio, per il clan Amato-Pagano, non si limita ai confini geografici ma si estende alle persone che lo abitano e vi operano. L’ordinanza che ha portato all’esecuzione di 11 custodie cautelari restituisce l’immagine di un sistema criminale che amministra le aree sotto la propria influenza come un’entità sovrana, imponendo regole rigide nelle zone di Mugnano, Melito e Napoli-Scampia.
Dalle intercettazioni emerge un’organizzazione capace di stabilire chi può lavorare, dove e a quali condizioni. Il territorio diventa uno spazio regolato, disciplinato, dove ogni iniziativa personale viene valutata in base alla sua compatibilità con gli equilibri interni del clan.
Il dissenso non è ammesso. Chi prova a chiedere spiegazioni o a rivendicare il proprio passato all’interno dell’organizzazione viene percepito come un elemento destabilizzante, da ridimensionare o eliminare. Il controllo, così, non riguarda solo le attività economiche, ma i comportamenti, le relazioni e perfino le aspettative individuali.
L’ordinanza restituisce l’immagine di un clan che governa il territorio come una struttura organizzata, dove l’obbedienza è la regola e il silenzio una necessità.

