Lunedì i militari della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Napoli – aliquota Guardia di Finanza nonché della Stazione e del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Marano hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere e ad un decreto di sequestro preventivo diretto e “per equivalente” ex art 322-ter c.p., emessi dal G.I.P. del Tribunale di Napoli nei confronti di un soggetto ritenuto gravemente indiziato di più reati di accesso abusivo a sistema informatico e di frode informatica in danno di correntisti e aziende.
Le denunce dei cittadini
Le indagini, avviate dall’anno 2024 a seguito delle denunce presentate da cittadini rimasti vittime delle condotte delittuose, sono state condotte sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica ed hanno consentito di ricostruire un articolato e sofisticato meccanismo fraudolento riconducibile al fenomeno noto come vishing, caratterizzato dall’invio di messaggi di testo dal contenuto ingannevole, apparentemente provenienti da primari istituti di credito, attraverso i quali le persone offese venivano indotte a ritenere compromessa la sicurezza dei propri conti correnti.
I messaggi per rubare le credenziali bancarie
A tali messaggi faceva seguito il contatto telefonico da parte di un sedicente operatore bancario che, mediante l’utilizzo di artifici e raggiri, riusciva a carpire le credenziali dispositive di accesso ai servizi di home banking delle persone offese. Una volta ottenuto l’accesso illegittimo, le giacenze monetarie venivano distratte e trasferite su rapporti finanziari e carte prepagate nella disponibilità dell’indagato, consentendogli di
conseguire un profitto illecito di circa 50mila euro.
L’analisi dei flussi finanziari
In tale contesto la Sezione di Polizia Giudiziaria – aliquota Guardia di Finanza ha sviluppato un’approfondita analisi dei flussi finanziari che ha permesso di ricostruire la destinazione delle somme illecitamente acquisite, spesso confluite in operazioni di prelievo di contante o in ricariche di utenze telefoniche.
Parimenti, lo sviluppo degli indizi e degli elementi di prova acquisiti dall’Arma dei Carabinieri si riusciva a risalire all’identità dell’indagato e ad effettuare anche mirate attività di perquisizione e di sequestro che consentivano il recupero – già in corso di indagini – di parte della refurtiva, di device informatici e di ulteriore documentazione utile per il prosieguo delle indagini.
In virtù di tali risultanze, e delle nuove potenzialità investigative offerte dalla L. 90/24, è stato possibile anche dispone il sequestro preventivo finalizzato alla confisca “per equivalente” di somme di denaro e beni costituenti il profitto dei reati contestati.


