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Giovanni, Emanuele, Chiara e gli altri: chi sono gli italiani dispersi a Crans-Montana

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Il silenzio del centro congressi Le Régent è rotto solo dai singhiozzi e dalle domande senza risposta. A poche ore dall’esplosione che ha distrutto il bar Le Constellation, a Crans-Montana, questo edificio a dieci minuti dal locale è diventato un punto di raccolta improvvisato per chi cerca qualcuno che non risponde più al telefono. Madri, padri, amici entrano uno alla volta, escono stremati, spesso senza alcuna informazione utile. C’è chi attende da ore, chi ripete il proprio nome agli operatori, chi stringe una fotografia. Le autorità svizzere procedono con estrema cautela: l’identificazione è lenta, i feriti sono gravi, i dispersi numerosi. «La mia amica è disperata, non sa più dov’è suo figlio, le hanno chiesto di fornire i dettagli sulla sua arcata dentaria, faranno un prelievo del Dna», racconta Antonella, arrivata da Milano per sostenere una conoscente.

Poco distante, una donna sulla cinquantina non riesce a trattenere le lacrime. Il telefono del figlio continua a squillare nel vuoto. Nessuna risposta dagli ospedali, nessuna traccia. «Stiamo chiamando tutti gli ospedali, ma nessuno sa niente, anche perché chi arriva è in pessime condizioni. Aiutatemi a ritrovare mio figlio», dice Carla Masiello, di Bologna, mentre cerca notizie di Giovanni Tamburi, 16 anni, di cui si sono perse le tracce dopo la notte dell’esplosione.

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L’elenco dei giovani di cui non si hanno notizie è lungo e doloroso. Tra i dispersi c’è anche Emanuele Galeppini, 17 anni, golfista nato a Genova e cresciuto tra l’Italia e Dubai. Mancano all’appello anche i sedicenni milanesi Riccardo Minghetti e Chiara Costanzo, oltre ad altri due minorenni. Per alcune famiglie non c’è ancora neppure la certezza che i propri figli fossero nel locale al momento della tragedia. Sul fronte dei feriti, emergono i primi dettagli. Tre ragazzi di Milano, tutti sedicenni, sono stati coinvolti direttamente: una giovane è ricoverata in coma all’ospedale di Zurigo; un altro è stato trasferito al Niguarda di Milano con ustioni gravi alla mano e alla testa; il terzo, respinto all’ingresso del bar quella sera, ha assistito all’esplosione dall’esterno.

La Farnesina segue l’emergenza attraverso il consolato italiano di Ginevra, che ha attivato un presidio di crisi. «Il consolato generale italiano di Ginevra sta allestendo una piccola unità di crisi nel paese per rispondere alle domande dei connazionali, ma anche per assistere le famiglie», spiega l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, arrivato personalmente a Crans-Montana. «I connazionali – aggiunge – cercano disperatamente informazioni ed è normale perché non hanno notizie dei loro familiari». Ma invita alla prudenza: per la ricostruzione completa e l’identificazione delle vittime, «servono ancora giorni».

Intanto la località sciistica del Canton Vallese, abitualmente animata da turisti italiani, soprattutto lombardi, prova a mantenere una parvenza di normalità. Le vie del centro sono affollate, ma l’atmosfera è irreversibilmente cambiata. Andrea ha 18 anni e viene da Milano. La voce gli trema mentre racconta di essere stato al Constellation la sera precedente alla tragedia. «Non riesco a togliermi di mente l’idea che potevo esserci io là sotto, ma ieri ho preferito fare una festa a casa mia. Ho tanti amici qui, ci vengo da quando sono nato, e di questi mancano all’appello in tre: non so più niente di loro. Altri due sono in terapia intensiva». Dopo l’esplosione è corso davanti al locale. «È stato terribile, quel locale si è rivelato una trappola, abbiamo visto persone che uscivano bruciate, urlando, senza vestiti, stavano morendo di freddo, servivano coperte e nell’immediato è stato allestito un centro di soccorso nel locale antistante: ora ho paura per la sorte dei miei amici». Accanto a lui c’è Anna, ancora sotto shock: «È stata una esperienza che mi ha traumatizzato, penso agli amici che ieri erano lì, vorrei sapere dove sono».

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