«Qua è tutto ghiacciato». È il caposala ad accorgersi che il cuore «è una pietra durissima». Ed è lui a comunicarlo agli altri. Poi, qualcuno si gira e vede che il cuoricino del piccolo Domenico è già stato espiantato ed è adagiato su un piccolo telo verde del banco accanto al lettino. «Ma come? Hai già tolto il cuore?», si chiede sempre il caposala.
Dalle testimonianze di infermieri e medici presenti all’interno della sala operatoria dell’ospedale Monaldi di Napoli il 23 dicembre scorso, vengono fuori dettagli raccapriccianti sul trapianto del cuore ormai lesionato al piccolo Domenico, poi morto sabato 21 febbraio dopo sessanta giorni in coma farmacologico nel reparto di Terapia intensiva.
“Ma comm’è? Ha già levat ‘o core?”, lo stupore del caposala durante il trapianto a Domenico
Parole, oggi agli atti, che rivelano il clima di grande tensione vissuto durante l’intervento al bambino. Intanto la Procura di Napoli sta conducendo accertamenti su due trapianti eseguiti al Monaldi precedentemente a quello del piccolo Domenico Caliendo: uno risale al 2021 e l’altro in epoca precedente.
Al momento non si tratta di vere e proprie indagini ma di approfondimenti investigativi disposti dalla VI sezione lavoro e colpe professionali legati alla vicenda del bimbo deceduto lo scorso 21 febbraio. Di quel cuoricino adagiato suo telo verde esiste anche una foto, acquisita al fascicolo della Procura di Napoli, che al momento indaga per omicidio colposo ed ha iscritto nel registro degli indagati i nomi di sette persone.
«Provammo a scioglierlo con acqua fredda, poi tiepida, infine calda», è la testimonianza di un altro membro dell’equipe del Monaldi. Che aggiunge: «Il chirurgo disse: questo cuore non farà mai un battito».
Tutte le imprecisioni nella gestione dell’intervento
Dalle ricostruzioni fatte incrociando testimonianze e cartella clinica emergono imprecisioni nella gestione dell’intervento. Il piccolo paziente sarebbe rimasto senza un cuore per almeno 14-15 minuti. Alle 14:18, il chirurgo Guido Oppido avrebbe già effettuato il clampaggio, la manovra che avvia l’asportazione del cuore sul paziente. Alle 14:22 sarebbe arrivata la telefonata della dottoressa Gabriella Farina, giunta nel parcheggio dell’ospedale Monaldi. Il cuore proveniente dal donatore sarebbe arrivato solo alle 14:30, quando sarebbe avvenuta la scoperta del ghiaccio secco con i successivi tentativi di scongelarlo.
Nel frattempo, come ha spesso sottolineato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bambino, il cuore malato del piccolo Domenico «era già stato espiantato», senza che prima venisse controllata la conformità dell’organo nuovo.
Un punto di non ritorno che arriva alla fine di una catena di errori: il contenitore isotermico di vecchia generazione senza termostato utilizzato per il trasporto dell’organo, la fornitura del ghiaccio secco anziché quello tradizionale per conservare il cuore, i mancati controlli della temperatura nel corso del viaggio di ritorno da Bolzano a Napoli. Infine, l’espianto del cuoricino malato prima di controllare le condizioni di quello da trapiantare.


