L’ordinanza evidenzia anche un mutamento profondo nei rapporti di forza interni al clan Amato-Pagano, sempre più concentrati su chi può vantare legami familiari diretti con i vertici storici. In questo quadro si colloca la figura di Domenico Romano, marito di Debora Pagano.
«Io adesso sono il marito e comando io… la fabbrica è della moglie e mo’ la fabbrica siamo marito e moglie e quindi comando pure io», afferma in una conversazione intercettata, sintetizzando una concezione del potere fondata sull’imposizione e sul vincolo familiare.
Un atteggiamento che genera tensioni e paura. Il semplice riferimento al possibile ritorno di soggetti ritenuti autorevoli è sufficiente a creare allarme: «Se quello si mette in mezzo devono scappare tutti quanti». Il controllo si esercita anche attraverso il timore e la reputazione criminale.
Il quadro che emerge è quello di un clan che evolve verso una gestione sempre più autoritaria, in cui il territorio è solo uno degli strumenti di dominio. La vera forza risiede nella capacità di decidere chi può restare e chi deve essere escluso.


