Dietro la struttura del sistema c’è un dato che pesa come un macigno: i numeri. Nel decreto si parla di Iva non dichiarata per 1.777.976 euro nel 2023 e di 3.962.585 euro nel 2024, per un totale di quasi 6 milioni di euro di imposta occultata attraverso vendite in nero mascherate da operazioni in reverse charge.
Il precedente sequestro, confermato dal Tribunale del Riesame, ha colpito beni per 5.740.561 euro, tra denaro, immobili e asset nella disponibilità della società e dello stesso Napolitano. Un valore ritenuto direttamente collegato ai proventi del reato.
Secondo la Guardia di Finanza, la società applicava sconti equivalenti all’Iva solo in caso di pagamento in contanti, evitando così qualsiasi tracciabilità. Le vendite, registrate tramite semplici “bollette” prive di valore fiscale, consentivano di mantenere una contabilità formalmente coerente, mentre il volume d’affari reale restava fuori dalle dichiarazioni.
Il giudice sottolinea che non si tratta di una semplice omissione di fatturazione, ma di un meccanismo fraudolento strutturato, con crediti fittizi, operazioni simulate e flussi di merce sottratti al circuito fiscale. Un’evasione che non è episodica, ma sistemica, costruita per generare milioni di euro di imposta non versata.


